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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/03/2014  -  stampato il 09/12/2016


Unificazione Forze di Polizia: tiro alla fune tra Ministero degli Interni e Ministero della Difesa

Sul fatto che sia necessario riorganizzare le forze dell'ordine sono tutti d'accordo: il ministero della Difesa, quello degli Interni, il Consiglio Supremo di Difesa, il commissario Cottarelli, i principali partiti presenti in Parlamento. È sul come che le posizioni sembrano diversissime, quasi inconciliabili. L'ipotesi dell'accorpamento delle due principali forze di polizia - Polizia di Stato e Carabinieri - ha già creato una doppia spaccatura: tra il ministero della Difesa e quello degli Esteri, con il ministro Roberta Pinotti da un lato e il viceministro all'Interno Filippo Bubbico dall'altro. Entrambi del Pd, entrambi desiderosi di non scontentare il corpo di polizia inquadrato nell'ambito del proprio dicastero.

Così, se l'accorpamento è uno scenario digeribile per il Sindacato Autonomo di Polizia, lo è di meno per l'Arma dei Carabinieri, che già a febbraio ha respinto con fermezza tramite il suo Consiglio Centrale di Rappresentanza (Cocer) l'idea di una unificazione delle forze di polizia per effetto della spending review. Di qui la cautela dimostrata ieri dal ministro della Difesa Pinotti, che in audizione in Commissioni riunite Difesa di Camera e Senato ha tenuto a sottolineare che "l'accorpamento tra polizia e carabinieri non è assolutamente all'ordine del giorno".

Toni molto diversi da quelli utilizzati dal viceministro Bubbico, che proprio oggi ha ipotizzato un accorpamento delle forze dell'ordine in una logica di spending review. Secondo il vice di Angelino Alfano, "in prospettiva si può ragionare in termini di semplificazione", anche se "la storia ci induce a essere molto cauti perché siamo di fronte a modalità operative che nell'uno e nell'altro caso hanno evidenziato specifici profili che concorrono entrambi alla sicurezza pubblica".

Intervistato a Radio Anch'io su Radio1 Rai, Bubbico ha spiegato che "non possiamo continuare ad avere tiratori scelti, artificieri, cinofili, squadre nautiche di polizia e di carabinieri e poi della guardia di finanza e poi della guardia costiera... Tutto questo va semplificato per dare certezze e per garantire un impiego delle risorse umane e delle risorse strumentali più efficace". L'accorpamento è per ora solo un'ipotesi - "mi sembra che la priorità riguardi l'ottimizzazione della presenza di carabinieri e polizia sul territorio e l'impiego dei reparti specializzati", ha aggiunto il viceministro - ma si tratta di una soluzione in discussione, eccome.

Le dichiarazioni di Bubbico lo dimostrano. In Italia - ha ricordato - ci sono cinque forze di polizia: "due fondamentali con compiti di natura generale, e sono polizia di Stato e carabinieri, e quindi le altre che hanno una propria specificità, cioè guardia di finanza, corpo forestale dello Stato e Polizia Penitenziaria". Per il vice ministro la razionalizzazione deve avvenire "senza intaccare occupazione, retribuzioni e sicurezza. La riorganizzazione deve mirare a migliorare le condizioni di sicurezza dei cittadini, il presidio del territorio e mettere gli operatori di polizia in condizione di poter agire ricevendo le gratificazioni necessarie. Da anni i contratti di lavoro non sono aggiornati e spesso gli operatori delle forze di polizia non ricevono neanche il pagamento degli straordinari che sistematicamente vengono fatti e loro non si sono mai sottratti agli obblighi e alla necessità di garantire l'intervento".

Bubbico ha aggiunto che la razionalizzazione "deve puntare a conseguire un risultato importante secondo i principi di ottimizzazione: migliorare il rendimento delle risorse pubbliche impiegate, rendimento misurabile in termini di qualità di lavoro. Non serve aprire un ufficio né è utile avere sullo stesso territorio polizia e carabinieri".

I toni che arrivano dal ministero della Difesa, però, sono altri. "La Difesa non è un bancomat da cui prendere risorse", ha ricordato ieri il ministro Pinotti durante la sua audizione. "La nostra disponibilità a ridurre la spesa pubblica non può riguardare solo la Difesa. Dobbiamo farlo in tutti i settori dello Stato". Come ripetuto oggi dal Consiglio Supremo di Difesa, il compito di tracciare le linee di una ristrutturazione accettabile è affidato al Libro Bianco che la Difesa dovrà redigere entro la fine dell'anno. Su una cosa ci sono pochi dubbi: nei prossimi mesi la battaglia sull'ipotesi dell'accorpamento sarà oggetto di un vero e proprio tiro alla fune tra via XX Settembre e il Viminale.

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