www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/07/2010  -  stampato il 11/12/2016


Paolino Maria Quattrone, Provveditore regionale della Calabria si suicidato

Il provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria della Calabria Paolino Maria Quattrone si e' suicidato a Bova Marina, una localita' di mare in provincia di Reggio Calabria.

Un colpo di alla testa con una pistola calibro 38. Cosi' si e' ucciso il provveditore regionale della Calabria dell'amministrazione penitenziaria, Paolino Maria Quattrone. Quattrone, nel momento del suicidio, non era a casa, come si era appreso in un primo tempo, ma a bordo della sua automobile. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, Quattrone e' uscito dalla sua casa estiva di Bova Marina, dove stava trascorrendo un periodo di vacanza. Si e' messo alla guida della sua vettura ed ha raggiunto un cavalcavia in localita' Pantano. Qui ha fermato la vettura e si e' sparato un colpo alla tempia. La morte e' stata istantanea. Gli accertamenti sul luogo del suicidio sono stati svolti dai carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo. Quattrone, calabrese di Reggio, lascia moglie e due figli.

Quattrone non ha lasciato alcun biglietto per spiegare i motivi del suicidio. La motivazione del suicido di Paolo Maria Quattrone, provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria in Calabria, potrebbe essere contenuta nei faldoni di una inchiesta condotta nel più assoluto riserbo dalla Procura di Cosenza, guidata da Dario Granieri. Una indagine che i pm Antonio Tridico e Claudio Curreli hanno definito nei giorni scorsi con la richiesta di rinvio a giudizio proprio nei confronti del provveditore regionale che, questo pomeriggio, si è tolto la vita sparandosi un colpo di pistola alla testa. La vicenda trae origine dagli accertamenti eseguiti dopo la ricezione di alcuni esposti con cui venivano segnalate presunte anomalie negl'interventi di edilizia della casa circondariale di Cosenza. Al provveditore Paolo Quattrone i pm contestavano i reati di minaccia e abuso d'ufficio. Le presunte minacce sono quelle che l'alto funzionario avrebbe rivolto all'ex direttore del carcere, Filippo Benevento, per indurlo a omettere di comunicare al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di Roma problematiche interne alla casa di reclusione. Quattrone avrebbe utilizzato, secondo l'accusa, nei confronti della presunta parte offesa frasi intimidatorie. L'abuso d'ufficio che veniva contestato al provveditore Quattrone è legato, invece, all'autorizzazione concessa per l'esecuzione degli interventi di manutenzione e ristrutturazione nel carcere di Cosenza. Provvedimenti che, a parere dell'accusa, avrebbero determinato un ipotetico danno ingiusto alla amministrazione penitenziaria. Il provveditore Quattrone aveva sempre respinto le accuse mossegli dalla procura.

Ne da' notizia Donato Capece, segretario generale del Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria. "E' una notizia che ci sconvolge, - dice - perche' inaspettata e perche' avevamo avuto modo di apprezzare la serieta' e la preparazione del dottor Quattrone nei lunghi anni di servizio, che lo avevano portato a prestare servizio in molte sedi, tra le quali il Provveditorato regionale dell'Umbria e la direzione della Scuola di Formazione di Cairo Montenotte. Siamo sconvolti e certamente vorremmo comprendere quale profondo disagio lo ha portato a compiere l'estremo gesto. Ma ora e' il momento di stringersi uniti al dolore della famiglia e dei colleghi tutti".