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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/04/2014  -  stampato il 10/12/2016


Favori ai camorristi nel carcere di Teramo: l’agente chiede di patteggiare la pena

TERAMO. E’ una richiesta di patteggiamento, che ha già il consenso del pm titolare del caso, a definire processualmente il caso dell’agente di polizia penitenziario di Castrogno sospeso per sei mesi dal gip perchè accusato di aver fatto favori e rivelato segreti ad alcuni detenuti. G.A., tramite la sua difesa, ha presentato richiesta di patteggiamento al pm Luca Sciarretta: la pena è di 2 anni e 8 mesi. Ora dovrà essere un giudice a stabilire se è congrua nel corso di una udienza non ancora fissata. Il poliziotto è accusato di rivelazione di segreti, corruzione e spaccio di droga.
A. è sospettato di aver favorito alcuni detenuti legati alla camorra, rivelando segreti d’ufficio che si potevamo rivelare utili ai detenuti e anche di avere fatto entrare stupefacenti all’interno del carcere in cambio di denaro. L’agente è accusato anche la violazione dell’articolo 390 del codice penale «procurata inosservanza della pena», che si concretizza quando si aiuta qualcuno a sottrarsi all’esecuzione della pena. Cosa avvenuta – sempre secondo le accuse – quando l’agente si sarebbe messo in contatto con un latitante pescarese, ricercato per scontare una condanna definitiva, che venne poi trovato e arrestato nel novembre 2011. Secondo gli inquirenti A. avrebbe dunque saputo come rintracciare il latitante, ma si sarebbe ben guardato dall’avvisare i suoi colleghi o un altro organo di polizia giudiziaria per fare eseguire l’arresto, come sarebbe stato suo dovere fare in quanto agente della Polizia Penitenziaria. Nell’indagine risulta coinvolto anche un medico teramano, accusato di avere rilasciato falsi certificati medici all’agente per consentirgli di fare dei periodi di assenza dal lavoro per malattia. L’indagine sull’agente di Polizia Penitenziaria è una costola dei una più vasta inchiesta della Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Napoli su alcuni esponenti della camorra. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che alcuni di questi indagati – che poi sarebbero stati portati nel carcere teramano per scontare la pena – avevano contatti con A. . Di qui l’apertura di una fascicolo autonomo della procura di Teramo sul conto dell’agente della Polizia Penitenziaria, le cui mosse sono state seguite per lungo tempo anche attraverso nuove intercettazioni. E da queste sarebbe emerso che l’agente parlava con detenuti e loro familiari, rivelando in anticipo il trasferimento in altri carceri o facendo sapere chi avrebbero trovato in cella. Nel corso dell’interrogatorio davanti al gip Domenico Canosa, previsto dal codice in caso di richieste di misure cautelari come la sospensione, il poliziotto si è avvalso della facoltà di non rispondere.


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