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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/04/2014  -  stampato il 05/12/2016


Tentativo di evasione dal carcere di Ferrara: detnuto in cella con 30 metri di corda

Una corda, della lunghezza di trenta metri, come è potuta entrare nella prigione di un omicida reo confesso? Nemmeno il tempo di porsi l’inquietante interrogativo e immediato scatta l’allarme.

Due giorni fa, nel carcere di Ferrara, nella cella dove è rinchiuso, condannato a 30 anni (per lui il pm Davide Ercolani aveva chiesto l’ergastolo), Marco Zinnanti, assassino del taxista Bernabini. Ad accorgersi di quella strana presenza un agente di Polizia Penitenziaria nel consueto giro di controllo. Al quale, però, il 24enne killer riminese, avrebbe spiegato che si trattava di una corda da ginnastica.

Senza, però, fornire particolari sulla sua provenienza. Motivazione, questa, che, però, il direttore del carcere non avrebbe preso sul serio al punto da rivolgersi al gup del tribunale di Rimini, Sonia Pasini (lo stesso giudice che, a fine gennaio, ha condannato Zinnanti) per avanzare la richiesta del regime di massima sicurezza nei confronti del detenuto. Misura concessa subito dal giudice e che sottoporrà il riminese al controllo quotidiano (24 ore su 24) da parte degli agenti di Polizia Penitenziaria.

Altro che corda per fare ginnastica: secondo il personale penitenziario quella corda poteva servire all’omicida per fuggire.

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