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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/04/2014  -  stampato il 20/07/2017


Omicidi di mafia ordinati dal carcere di Parma

Sarà anche di massima sicurezza, duro, durissimo, con l’isolamento e il 41bis, eppure al suo interno i boss continuano a comandare, perfino ad ordinare esecuzioni: a nominare i loro vicari e successori. La retata di mafiosi realizzata dai carabinieri appena prima di Pasqua a Palermo è stata il risultato di intercettazioni fatte all’interno del carcere di Parma. Sì, per capire cosa sta facendo la mafia, gli inquirenti siciliani devono venire ad ascoltare i detenuti in Via Burla a Parma.

È il procuratore di Palermo Francesco Messineo a raccontare i particolari di un’inchiesta durata mesi. Svolta non a Palermo, ma nel penitenziario parmigiano. Per mesi i carabinieri hanno intercettato le comunicazioni di Giovanni Di Giacomo, padrino del rione palermitano di Porta Nuova, in carcere in Emilia.

Utilizzando un linguaggio cifrato, fra colloqui e scritti, Di Giacomo da Parma ha deciso chi dovesse sostituirlo a capo del clan ed ha ordinato una serie di omicidi.

Il suo successore doveva essere il fratello Giuseppe, la cui affermazione Giovanni ha seguito passo passo dalla cella, fino al 13 marzo scorso, quando Giuseppe è stato ucciso. Dal carcere, il boss ha allora ordinato un’inchiesta e in cella ha svolto il processo, condannando a morte coloro che ha ritenuti responsabili dell’uccisione del fratello, Vittorio Emanuele Lipari, che Di Giacomo considerava un amico, ma che mirava al controllo del clan.

Tutto questo impartendo ordini e ricevendo risposta via fax e telegramma, oltre che nei colloqui, ma forse anche discutendo con altri personaggi eminenti della mafia all’interno del penitenziario, come mostrerebbe un’intercettazione in cui il detenuto diceva al fratello che a sceglierlo come nuovo capo sono stati “noi altri”, ovvero i boss detenuti.

A fare scattare l’operazione è stato proprio un telegramma, così stringato da parere proprio nascondere un significato nascosto: “Caro Gianni la salute del bambino tutto bene. In un unico abbraccio ti siamo vicini”. Telegramma ricevuto in Via Burla nell’agosto dell’anno scorso. Qui sono iniziate le intercettazioni, poi allargate anche ad alcuni pranzi di famiglia in ristoranti palermitani, che hanno permesso di ricostruire tutta la vicenda.

L’esito sono stati otto arresti tre giorni fa, impedendo così le esecuzioni ordinate da Di Giacomo.

parmaquotidiano