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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/04/2014  -  stampato il 06/12/2016


Il piano carceri del governo per Strasburgo

Sovraffollamento nelle carceri italiane, addio. Entro la fine di maggio tutti i detenuti avranno almeno tre metri quadrati a disposizione nella cella che occupano. E se ci saranno casi differenti, si tratterà di «situazioni non permanenti, e piuttosto eccezionali comparate alla totale popolazione carceraria di 60mila detenuti» e contro cui il detenuto può far intervenire il giudice di sorveglianza. Questo è quanto assicura, nero su bianco, il ministero della giustizia nel piano d’azione anti sovraffollamento depositato al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.

Manca ormai un mese alla scadenza imposta dalla Corte di Strasburgo che nel gennaio 2013 ha condannato l’Italia per la situazione delle carceri, dando tempo al nostro Paese fino al 27 maggio per individuare le soluzioni. Il piano governativo, di misure prese o da prendere per ridurre il sovraffollamento ne contiene tante, come tante sono quelle per migliorare la vita dei detenuti. Cui si aggiunge l’impegno a introdurre un sistema per indennizzare chi è stato costretto in una cella con meno di tre metri quadri di spazio.

Per assicurare che i detenuti abbiano più spazio nelle celle, il governo ha agito su due fronti, con l’introduzione di misure che riducano le entrate in carcere e aumentino le uscite, e con la costruzione di nuove strutture detentive oltre che con la ristrutturazione di quelle già esistenti. Dai dati presentati dal governo la situazione rispetto a quando l’Italia è stata condannata un anno fa è migliorata. I detenuti sono passati da 66.028 a 60.419 (dato del 20 marzo), mentre le vittime del sovraffollamento sono scese da «sicuramente più di 10mila» a 1.972 il 21 marzo di quest’anno.

Ma il governo non vuole solo aumentare lo spazio vitale nelle celle, ma migliorare anche la vita dei detenuti, almeno di quelli per cui sono richieste misure di sicurezza bassa o media. Così entro maggio l’88% di questi detenuti dovrebbe poter trascorrere almeno 8 ore fuori dalla propria cella e si sta sperimentando a Roma e Bologna la creazione di spazi polifunzionali dove possano raccogliersi per lavorare e mangiare assieme. Nelle stesse carceri si sta inoltre sperimentando una cooperazione con il comitato olimpico nazionale per introdurre diverse attività sportive. Mentre per dare ai detenuti la possibilità di mantenere i rapporti con l’esterno, in particolare con i propri familiari, oltre ad aumentare gli orari di visita, il governo intende introdurre l’uso delle carte telefoniche in tutte le carceri e consentire l’uso di Skype in quelle dotate delle necessarie infrastrutture Itc.

Ma se il Consiglio d’Europa sta ancora analizzando il piano d’azione presentato dal ministero di giustizia, di cui darà un giudizio solo i primi di giugno, sono già arrivate le critiche di Leo Beneduci, segretario generale dell’Organizzazione sindacale autonoma Polizia Penitenziaria. «Senza misure realmente strutturali da parte del Parlamento, al di là dei temporanei miglioramenti la situazione delle carceri resta critica, con almeno il 50% in uno stato di grave degrado» ha affermato Beneduci, sottolineando che nel frattempo la Polizia Penitenziaria ha perso 2mila unità e che la carenza di organico è ora del 25%.

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