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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/04/2014  -  stampato il 03/12/2016


Agente penitenziario si suicida nel proprio garage: un sms al figlio prima del colpo

Uno sparo che interrompe la quiete del dopo pranzo, un uomo che si affaccia e vede il corpo del vicino riverso a terra, in una pozza di sangue, all'interno del garage. Una telefonata ai soccorsi, purtroppo inutili. Ha scelto di andarsene così, ieri intorno alle 14.40, un agente di Polizia Penitenziaria in servizio nella casa circondariale di Padova.

Si chiamava Marco Congiu, 48 anni il prossimo 4 settembre, nato in Germania anche se originario della provincia di Oristano, residente da molti anni Taggì di Sopra (nel Comune di Villafranca Padovana) in via Rossini, con la moglie e i tre figli. Inspiegabile, almeno per ora, il motivo del suo gesto: i carabinieri della stazione di Limena, chiamati dal vicino, non hanno trovato nessun messaggio destinato a spiegare la ragione di quella decisione estrema. Solo un sms inviato al figlio diciottenne: il papà lo invitava a prendersi cura della mamma. Niente di più. Poco dopo pranzo l'uomo è andato in garage armato della sua pistola d'ordinanza.

L'ha puntata sotto il mento e ha esploso un colpo cadendo a terra. Colpo che udito da un vicino: è bastata un'occhiata, il corpo era a terra ed è scattato l'allarme. In quel momento Marco Congiu era solo casa. In pochi minuti è arrivata l'ambulanza del Suem mentre l'elicottero del Servizio di emergenza era già atterrato nella piazza della frazione.

Tuttavia ogni intervento è stato inutile. Sono trascorse ore prima che il corpo fosse spostato per i rilievi. Qualche vicino ha lamentato quel ritardo, preoccupato per il dramma che stavano vivendo i figli, due in minore età. È una tragedia senza un perché: Marco Congiu, introverso e riservato di carattere, non aveva manifestato particolari preoccupazioni o malesseri. Non sembrava depresso, non beveva e, in famiglia, il clima era sereno.

Alle 16 di ieri l'uomo avrebbe dovuto iniziare il turno in carcere fino a mezzanotte. "Siamo sgomenti perché questo grave fatto avviene a meno di un mese da un'analoga tragedia a Siena" commenta Donato Capece, segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria), "Una riflessione va fatta sulla piaga dei suicidi nella Polizia Penitenziaria: 100 casi dal 2000 a oggi sono un'enormità.

È il prezzo che paghiamo per un lavoro durissimo che non ha attenzione da parte dei vertici del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria). Vertici, il capo Tamburino e il vice Pagano, che devono dimettersi. E subito: il personale delle carceri è abbandonato a se stesso. Da anni chiediamo l'istituzione di punti di ascolto con esperti psicologi, dove gli agenti possano rivolgersi in situazioni di difficoltà".

"Esprimiamo solidarietà e affetto alla famiglia" spiega Giampietro Pegoraro, coordinatore veneto della Cgil-Polizia Penitenziaria, "Purtroppo l'elenco dei suicidi fra gli agenti della Polizia Penitenziaria s'allunga. Come Cgil, abbiamo lanciato richieste di intervento al Governo e al Ministero della Giustizia, tutte rimaste inascoltate.
Le condizioni di lavoro per gli agenti sono sempre più difficili: in carcere finiscono malati anche psichiatrici, tossicodipendenti in crisi, tantissimi stranieri. E gli agenti sono del tutto impreparati a gestire situazioni complesse e spesso al limite, costretti a turni pesanti con 40-50 ore di straordinari al mese, tante volte non pagati. Basta pensare che mancano circa 7 mila agenti nelle carceri italiane".

Il Mattino

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