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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/05/2014  -  stampato il 04/12/2016


Direttrice del Carcere di Poggioreale in partenza: il DAP ha dato l'avviso di trasferimento

Cambio della guardia a Poggioreale. Dopo il severo giudizio della commissione europea che ha visitato il carcere il mese scorso, il Dap del ministero avvia la procedura di revoca dell'incarico alla direttrice Teresa Abate, che ha 15 giorni per replicare. Il nuovo dirigente dovrà entro la fine di maggio ridurre a meno di 2000 unità la presenza dei detenuti, pena sanzioni dall'Europa. I reclusi, all'ora della refezione, hanno inscenato una protesta chiedendo l'indulto e battendo pentole e posate contro le grate del penitenziario.

"Non è così che si risolve il sovraffollamento", dice il senatore Pd Enzo Cuomo. "Indulto... indulto". Gridano da dietro le sbarre i detenuti dell'inferno Poggioreale nella mattinata in cui è in forse il direttore del carcere sovraffollato per eccellenza del sud d'Italia. Bufera sul penitenziario napoletano: a Teresa Abate l'amministrazione penitenziaria ha notificato un provvedimento nel quale si chiede di indicare una nuova sede per un incarico diverso.

A Radio Radicale che le chiedeva conto dei pestaggi denunciati dai detenuti, così replicava la direttrice: "A me non risulta. Il carcere non è più quello di una volta: è trasparente". Il Dap di Roma ha disposto un cambio della guardia, il cui iter è con in cambio di direzione". Il contratto triennale della dirigente sarebbe scaduto nel 2015, entro 15 giorni è prevista la replica. Un cambio di marcia chiesto da Roma per uno dei penitenziari con la maggiore criticità in Italia, accolto all'ora della refezione di Poggioreale con una rivolta "sonora", in gergo carcerario "battitura": posate che percuotono pentole, metallo di oggetti quotidiani contro metallo delle finestre occluse dai letti a castello dove manca l'aria.

Restano i cinque vicedirettori, mentre anche il comandante delle guardie, Salvatore D'Avanzo, se ne andrà a fine anno per raggiunti limiti d'età. Non ci saranno altre mobilità in Italia, fatta eccezione per un altro pensionato, il direttore del carcere di Fuorni nel salernitano. Per la successione a Poggioreale si fa il nome di Antonio Fullone, l'attuale dirigente (dal 2011) della casa circondariale di Lecce, che ha dovuto vedersela con una situazione simile a quella di Napoli: 1230 detenuti quando il carcere pugliese poteva ospitarne fino a 650.

Nessun nesso diretto tra la revoca alla direttrice Abate e le criticità cresciute negli anni, facendo di Poggioreale un carcere con la piaga del sovraffollamento e di un turnover continuo. Anche se l'amministrazione si sta muovendo per ridurre le presenze: da 2.750 di qualche mese fa, ora i detenuti sono 2.100 e entro la fine di maggio, quando la Corte di Strasburgo potrebbe sanzionare l'Italia per la situazione carceri, dovranno scendere sotto i duemila.

Il problema, il ministro della Giustizia Andrea Orlando l'ha trovato sulla scrivania e anche questo deve aver consigliato un cambio di rotta. Insieme con la minaccia dei giudici della Cedu di multe miliardarie, Orlando ha dovuto subire gli strali della commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo, venuta in visita il 28 marzo. La missione, guidata dal socialista spagnolo Juan Fernando Lopes Aguilar, ha ascoltato il sindaco de Magistris, la Garante dei detenuti Adriana Tocco, il cappellano del carcere don Franco Esposito, il responsabile della sanità penitenziaria Amendola e il sindacalista Emilio Fattorello del Sappe Campania.

Severi i giudizi della Commissione, che ha definito "medioevale" la situazione di Poggioreale. "Non sarebbe giusto - osserva il senatore del Pd Vincenzo Cuomo - far ricadere sul corpo della polizia e sul personale dell'amministrazione i deficit strutturali che hanno determinato le condizioni registrate dalla commissione europea attesa l'inefficacia nell'adozione di misure strutturali da parte del ministero della Giustizia da 15 anni. Non saranno certo amnistie e indulto legiferate ad intermittenza a risolvere i problemi".

La Repubblica