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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/05/2014  -  stampato il 10/12/2016


Agente "tradisce" la Polizia Penitenziaria per salami, vino e formaggi

Nel legarsi a quei camorristi si sarebbe accontentato di poco. Tanto che per introdurre droga in carcere per conto di un detenuto, in quel momento in permesso premio, si sarebbe venduto per salumi, formaggi, dolci e un po' di vino. Quasi un baratto, se non si fosse trattato di un'attività illegale.

A meno di un mese dall'udienza in cui un giudice dovrà decidere se accettare o meno la richiesta di patteggiamento a due anni e otto mesi avanzata dalla difesa di Giancarlo Arnoni, l'agente di Polizia Penitenziaria che nei mesi scorsi fu raggiunto da un'ordinanza di sospensione dal servizio perché accusato di aver fatto tutta una serie di favori ad alcuni detenuti ed ex detenuti del carcere di Castrogno, sulla vicenda emergono nuovi particolari. Che delineano un quadro inquietante della vita in carcere. A partire da quei legami tra l'agente e detenuti ed ex detenuti legati al clan dei casalesi e di quei «premi» ottenuti dell'uomo che in molti casi si limitavano a generi alimentari.

Almeno secondo la Procura di Teramo, che in quella stessa indagine ha indagato oltre ad una dottoressa, che avrebbe fornito falsi certificati ad Arnoni per consentirgli di assentarsi dal lavoro, anche il detenuto per conto del quale Arnoni avrebbe introdotto lo stupefacente in carcere. Ma andiamo con ordine. Il caso era scoppiato alcuni mesi fa, quando il procuratore Luca Sciarretta, sul cui tavolo era finito uno stralcio di un'indagine della Dda di Napoli, aveva chieso ed ottenuto la sospensione dal servizio dell'agente di Polizia Penitenziaria.

Perché dalle indagini, portate avanti anche attraverso l'ausilio di intercettazioni, era emerso come Arnoni, in più occasioni, avrebbe fornito ad un ex detenuto legato alla camorra e a parenti di alcuni detenuti informazioni sui trasferimenti di questi ultimi e su chi avrebbero trovato in cella. Da qui l'accusa di rivelazione dei segreti d'ufficio, al quale si aggiunge quella di procurata inosservanza della pena per aver favorito la latitanza di un pescarese che doveva scontare una pena definitiva di quattro anni e sei mesi. Latitante di cui Arnoni sarebbe riuscito ad avere il numero di cellulare, che avrebbe poi fornito ad un camorrista invece di avvertire le autorità. Ma non solo. Perché Arnoni è accusato infatti anche di corruzione, questa volta in concorso con il detenuto con il quale si sarebbe accordato per portare la droga in carcere.

Detenuto con cui «condivide» anche l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Accuse gravi, con Arnoni che deve rispondere in concorso con una dottoressa anche delle accuse di di falsità ideologica aggravata e truffa. La dottoressa, infatti, gli avrebbe fornito falsi certificati medici grazie ai quali l'agente si sarebbe assentato dal lavoro, percependo così indebitamente stipendio ed indennità di malattia.

E se per Arnoni la vicenda giudiziaria sembra ormai conclusa, anche se l'ultima parola sul patteggiamento spetterà adesso al giudice, per gli altri due indagati le indagini sono ancora in corso. E non è escluso che riservino altre sorprese.

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