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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/05/2014  -  stampato il 07/12/2016


Vietato denudare i detenuti per le perquisizioni: Cassazione accoglie ricorso di un detenuto al 41-bis

E' un comportamento lesivo della dignità personale: per questo i detenuti non possono essere costretti a denudarsi completamente ed essere perquisiti prima di ogni incontro con il proprio avvocato, a maggior ragione se si tratta di condannati per mafia in regime di "carcere duro" che vivono sottoposti a severe e ulteriori limitazioni della libertà personale rispetto ai detenuti comuni.

Lo ha stabilito la Cassazione accogliendo il ricorso di Giuseppe G., 32 anni, detenuto al 41 bis nel supercarcere di Cuneo dopo la condanna per associazione mafiosa e tentato omicidio.

Giuseppe G. veniva sottoposto a perquisizione personale con denudamento ogni volta che doveva fare un colloquio nella saletta del carcere con il suo difensore. La Suprema Corte ha accolto la tesi difensiva presentata dallo stesso detenuto volta a dimostrare che questo genere di perquisizione, tanto più su un recluso che non aveva "mai dato segno di pericolosità all'interno dell'istituto", era lesiva della "dignità".

"La misura del denudamento, in quanto particolarmente invasiva e potenzialmente lesiva dei diritti fondamentali dell'individuo - scrive la Cassazione nella sentenza 20355 depositata ieri - non può essere prevista, in astratto e in situazioni ordinarie nelle quali il controllo può avvenire senza ricorrere alla suddetta misura, ma deve essere disposta con provvedimento motivato, solo nel caso in cui sussistano specifiche e prevalenti esigenze di sicurezza interna o in ragione di una pericolosita' del detenuto risultante da fatti concreti".

I supremi giudici inoltre rimproverano al magistrato di sorveglianza di Cuneo, che aveva respinto il reclamo di Giuseppe G. contro questo tipo di costrizione, di non aver spiegato "quali specifiche e concrete esigenze abbiano determinato la necessità di effettuare una perquisizione con le suddette modalità, ogni volta che il detenuto doveva effettuare un colloquio con il proprio difensore, modalità che appaiono incomprensibili, se disposte senza una specifica motivazione, dovendosi considerare che Giuseppe G. è sottoposto al regime di detenzione speciale di cui all'art. 41 bis e che, quando si reca al colloquio con il difensore, proviene da un reparto già sottoposto a controlli particolarmente severi".

Giuseppe G., infine, ha fatto presente ai supremi giudici che "anche il suo avvocato, prima di accedere alla saletta colloqui, veniva sottoposto a controllo e il colloquio era monitorato da telecamere".

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