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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/05/2014  -  stampato il 04/12/2016


L'ergastolano evaso dal Pagliarelli: in due trasferte la possibile chiave della fuga

Due trasferte per assistere alle udienze dei processi in cui era imputato. Due trasferte su cui si concentrano le indagini sulla fuga di Valentin Frrokaj, l'albanese evaso il 7 maggio scorso dal carcere Pagliarelli di Palermo. Di lui non c'è più traccia.

Gli investigatori stanno passando al setaccio la vita carceraria di Valentin, ergastolano con un passato da mercenario nella guerra in Kosovo, e hanno scoperto due parentesi dentro le quali potrebbe nascondersi la chiave della fuga. La prima trasferta a Milano, nel carcere di Opera, dal 7 al 24 gennaio scorso. La seconda, molto più breve, dal 5 al 7 marzo a Ferrara. A Palermo Frrokaj, da agosto scorso al giorno della fuga, non ha avuto colloqui con i parenti. Dai quali ha ricevuto un paio di vaglia da cento euro ciascuno. Cifre con le quali è escluso che abbia potuto “comprare” il favore di qualcuno. Le indagini coordinate dai pubblici ministeri Caterina Malagoli e Daniele Paci avrebbero fatto finora emergere un quadro di inefficienze piuttosto che di complicità. Falle nel sistema di sorveglianza. A Pagliarelli ci sono in servizio 696 agenti di Polizia Penitenziaria, a fronte dei 765 previsti dalla pianta organica. Dei 696 circa duecento sono impegnati quasi quotidianamente nella traduzione e nel piantonamento dei detenuti durante gli spostamenti per assistere alle udienze. Spetta al personale di Pagliarelli sobbarcarsi anche l'onore dei trasferimenti da e per le carceri Ucciardone e Cavallacci di Termini Imerese.

Di certo Frookaj, ha approfittato del vuoto, colposo o meno, nei controlli. La sua fuga sarebbe stata messa in atto in circa 15 minuti. Pochi, pochissimi se si considera che ha scavalcato due muri e due cancellate. Lo ha fatto servendosi di una corda fatta con federe e lenzuola e di un gancio realizzato con una sbarra di ferro, recuperata chissà dove. Frrokaj è un tipo atletico che in cella trascorreva parecchio tempo ad allenarsi.

Sicuramente aveva studiato ogni movimento attorno a sé. Nel frattempo si era comportato in maniera impeccabile tanto da meritarsi un regime detentivo meno rigido del 14 bis a cui era sottoposto fino a poco tempo prima della fuga. Il primo risultato era stato il passeggio in un locale all'aperto e senza copertura. La vecchia ala in cui aveva trascorso per mesi l'ora d'aria, invece, era una gabbia. Se dentro il penitenziario Frrokaj potrebbe avere fatto tutto da solo, non è escluso che all'esterno qualcuno lo abbia aiutato. Ecco perché ci si concentra anche sulle due trasferte a Milano e Ferrara. E lì che avrebbe potuto imbastire i contatti decisivi per mettere su la rete di protezione? Spetta agli inquirenti trovare le risposte.

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