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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/05/2014  -  stampato il 02/12/2016


Agenti ferito dopo maxi-rissa al carcere della Dozza: venti detenuti usano le gambe dei tavoli contro i Poliziotti

 

ono venuti alle mani due gruppi di migranti. I sindacati delle guardie: "Situazione esplosiva, ma è stato evitato il peggio. Noi sotto organico".

Le gambe strappate dai tavolini delle celle e dalle scrivanie degli agenti usate come bastoni e come lance. Botte a mani nude. Urla, sangue. L'allarme generale. Feriti e contusi. La tensione che cova perennemente sotto la cenere, alla Dozza, venerdì pomeriggio è esplosa in una rissa all'interno del reparto 1 D, sezione che ospita persone in attesa di giudizio, in prevalenza straniere, e tossicodipendenti. Venti detenuti tunisini sono risaliti nel raggio dopo una partita di calcio disputata in cortile, nelle ore d'aria pomeridiane.

Banali bisticci di gioco sarebbero diventati la scintilla che ha riacceso vecchi rancori, apparentemente sopiti, tra il gruppo originario di Sfax e quello proveniente da altre città della Tunisia. In pochi secondi, erano le 16, è scoppiato il finimondo. I cinque agenti del piano sono accorsi, chiamando rinforzi, quando dalle parole si era già passati alle mani e alle legnate. Alla fine, riportata la calma, due detenuti e quattro poliziotti penitenziari sono stati portati in ospedale per controlli e medicazioni. Altri tunisini sono stati visitati in infermeria nelle ore successive. Il più grave di tutti è un ispettore, ricoverato con una frattura scomposta al dito di una mano e una operazione da affrontare.

In queste ore si stanno verificando e attribuendo le singole responsabilità dei detenuti coinvolti, dopo di che partiranno le denunce per rissa, lesioni, danneggiamento e resistenza. Non solo. Contro chi ha avuto parte attiva nella zuffa saranno aperti procedimenti disciplinari. Coloro che hanno spaccato tavoli e scrivanie verranno chiamati a pagare gli arredi distrutti. E di mezzo c'è andato l'intero reparto, dove era in vigore il regime a celle aperte fino alle 18 e dove adesso si è tornati alla chiusura totale, a danno di tutti. 

Il Sappe, per voce dei leader Giovanni Battista Durante e Francesco Campobasso, cavalca la rissa per rimettere in discussione uno dei correttivi che sembravano aver migliorato la qualità della vita oltre le sbarre e cioè la sorveglianza dinamica, prevista nei reparti in cui le celle restano aperte fino alle 18.

"Il sistema - contestano - è del tutto inutile ed efficace, poiché molti detenuti spesso dimostrano di non essere meritevoli di tali benefici. Altro che colpa del sovraffollamento, altro che provvedimenti di clemenza per questi delinquenti". L'eco avuta dalla rissa rischia di oscurare una novità importante e attesa. La direttrice part time e pro tempore Claudia Clementi, costretta per mesi a far la pendolare tra via del Gomito e il penitenziario di Pesaro, ha avuto la nomina definitiva. Guiderà a tempo pieno il carcere bolognese.

 

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