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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/06/2014  -  stampato il 03/12/2016


Gratteri in Commissione Parlamentare: potenziare il GOM e i 41bis al lavoro gratis

Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, in audizione oggi alla Commissione Diritti umani del Senato, ha messo in evidenza il problema dei “41 bis che oggi sono 750, ma il sistema non ne può gestire più di 500. Limiterei il numero dei 41 bis, ma per quelli che sono in questo regime di detenzione, dovremmo stare più attenti. Dobbiamo pensare a un 41 bis che funzioni veramente, dobbiamo essere seri e severi sull’applicazione su chi è veramente pericoloso”.

E continua Gratteri, parlando alla Commissione, della mancanza di personale e, contemporaneamente, della necessità di potenziare i controlli anche durante i colloqui. Infatti ”nel momento in cui c’è un colloquio bisogna guardare la mimica facciale, i segni che il detenuto fa ai parenti con braccia e mani. Ci vuole un Gom - Gruppo Operativo Mobile, reparto specializzato del Corpo di Polizia Penitenziaria - esperto, non è una cosa semplice. C’è sovrannumero di 20 mila militari nell’esercito. Potremmo istruire ogni mese 20 di loro per Gom. Diminuiamo poi la Polizia Penitenziaria a via Arenula, ce n’è assai”. Uno dei problemi dei colloqui, ha concluso, riguarda anche il caso in cui ”la moglie del detenuto è anche avvocato: quel colloquio non si registra. Il legislatore ha il dovere di intervenire su questo vuoto enorme di cui nessuno parla. In Calabria ci sono una decina di casi”.

Gratteri, sempre durante l’audizione ha espresso il suo punto di vista, la sua idea, per i detenuti sotto il regime 41 bis, affermando che ”io sono per i campi di lavoro, non per guardare la tv. Chi è detenuto sotto il regime del 41 bis coltivi la terra se vuole mangiare. In carcere si lavori come terapia rieducativa”.

Il procuratore ha poi concluso il suo pensiero asserendo che "Il tossicodipendente deve lavorare otto ore al giorno, perché un altro può stare 10 ore davanti la tv? Occorre farli lavorare come rieducazione, non a pagamento. Se abbiamo il coraggio di fare questa modifica, allora ha senso la rieducazione. Ci sono capi mafia di 60 anni - conferma Gratteri - che non hanno mai lavorato in vita loro. Farli lavorare sarebbe terapeutico e ci sarebbe anche un recupero di immagine per il sistema"

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