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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/06/2014  -  stampato il 05/12/2016


Terrorismo islamico nelle carceri francesi: preoccupazioni del proselitismo tra detenuti

Il proselitismo estremista islamico nelle prigioni francesi è una bomba ad orologeria, scrive oggi Yves Threiard nel suo editoriale per il "Figaro".

Segnalato e temuto dall'Amministrazione penitenziaria, nei rapporti ufficiali sull'ambiente carcerario il fenomeno del proselitismo islamista non è mai presentato come tale. Anzi, le parole "Islam" o "musulmano" sono sempre accuratamente evitate quando si parla di questioni religiose. Eppure è dietro le sbarre che è stato indottrinato il cittadino francese presunto autore della strage al Museo ebraico di Bruxelles, già condannato a sette riprese in precedenza.

Prima di lui, era accaduto lo stesso a Mohamed Merah, responsabile degli assassinii a sfondo razziale di Tolosa. Secondo i sindacati dai Poliziotti penitenziari, sono almeno 150 i detenuti delle carceri francesi ad avere il profilo di un potenziale terrorista: ma la cifra non può che essere approssimativa, vista la difficoltà nel seguire l'evoluzione dei carcerati.

La popolazione nelle prigioni dell'Esagono è composta per metà da musulmani, secondo una stima mai resa pubblica. Per questo è urgente trovare delle soluzioni affinché la detenzione non si trasformi in avviamento alla Jihad: un esempio è la restrizione dell'accesso ad Internet, formidabile strumento di propaganda. È un peccato conclude Thrèard - che la riforma penale della ministra Guardasigilli, Christiane Taubira, abbia ignorato questo tema esplosivo.

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