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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/06/2014  -  stampato il 08/12/2016


Detenuto in permesso premio torna in carcere con la droga. arrestato anche altro complice

Non è tanto il quantitativo della sostanza stupefacente a generare allarme, quanto piuttosto la “piazza” di spaccio. E cioè la sala colloqui del penitenziario viterbese.

Erano istruiti alla perfezione, i due arrestati cui ieri mattina il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Viterbo, Franca Marinelli, ha convalidato la misura cautelare in carcere.

Si tratta di A.P., 37 anni, e A.V., 41, entrambi di Roma e attivi sul mercato della droga nonostante avessero già precedenti penali specifici. I due, in particolare, avevano pianificato i dettagli alla perfezione ed erano certi di agire indisturbati, non sapendo che gli organi inquirenti stavano loro col fiato sul collo.

I fatti. Giovedì mattina A.V., appena rientrato da un permesso premio in comunità, attendeva nella sala colloqui che l’agente di turno lo riconducesse in cella. Ed ecco qua che, guarda il caso, compare A.P.. “Salve, vorrei conoscere quali sono i giorni delle visite ai detenuti”. Una scusa banale, giusto per guadagnare il tempo necessario a tirar fuori dalla tasca dei pantaloni un involucro contenente una dozzina di pasticche sintetiche e piazzarle sotto la sedia di A.V.. Ma non ha fatto in tempo, perché gli agenti, che gli stavano con gli occhi puntati, sono intervenuti e hanno tratto in arresto tutti e due. A.P. ha anche tentato di disfarsi del pacchettino di plastica affermando che non era suo. Ma le manette erano già scattate, visto che, salvo fantasmi, nella sala colloqui c’erano solo loro.

Ieri mattina, come accennato all’inizio, il gip ha convalidato gli arresti in carcere, sottolineando nell’ordinanza che “la gravità dei fatti è da considerare in relazione non tanto al quantitativo, quanto al luogo dello spaccio, e cioè nel carcere”. E aggiunge: “Se la loro spregiudicatezza li ha condotti ai fatti odierni, c’è da chiedersi cosa farebbero se lasciati in libertà o con misure cautelari meno afflittive, di difficile e minor controllo”.

Non solo, nell’articolata ordinanza il gip spiega anche che “l’introduzione di sostanza stupefacente in carcere è reato di particolare gravità, attese anche le conseguenze che possono poi riversarsi sulla popolazione detenuta, e per questo non va tollerato né minimizzato”.

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