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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/06/2014  -  stampato il 03/12/2016


Settecento detenuti al 41-bis: Piscitello del DAP riferisce in Senato

Ad oggi, il numero complessivo di detenuti sottoposti al regime del 41 bis (carcere duro) è 715. Di questi, 648 sono stati condannati per associazione di tipo mafioso (articolo 416 bis). Lo ha reso noto il direttore generale dei detenuti e del trattamento presso il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap), Roberto Piscitello, nel corso di un'audizione in Senato davanti alla commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani. Piscitello ha anche aggiunto che il numero totale di ergastolani in 41 bis è di 295.

Il numero totale di detenuti per associazione di tipo mafioso è invece 6009, ha proseguito il dirigente del Dap, osservando che di tutti questi detenuti è circa il 10 per cento (648) che si vede applicato il regime del carcere duro. "Gli istituti penitenziari in cui abbiamo il regime del 41 bis sono in tutto 12", ha precisato Piscitello ricordando che tale regime viene disposto con decreto del ministro della Giustizia e prevede l'isolamento del condannato in cella singola. Ovviamente ci sono anche dei momenti di socialita' con gli altri detenuti ma per poche ore al giorno (3 in tutto) e mai in gruppi superiori a 4 soggetti.

Inoltre, questi altri detenuti "non devono assolutamente appartenere allo stesso gruppo criminale" del detenuto sottoposto al 41 bis. Per quanto riguarda invece i colloqui con i familiari, "la normativa ne prevede uno al mese e deve svolgersi con vetri divisori per evitare il passaggio di oggetti".

Negli ultimi anni, ha continuato, si è fatta una sola deroga per i minori di 16 anni, ma recentemente la soglia è stata abbassata a 12 anni, "perché erano arrivate segnalazioni da parte delle procure distrettuali antimafia di minori che, in non pochi casi, venivano utilizzati per veicolare messaggi fraudolenti e, in alcuni casi, anche ordini di morte". I colloqui "sono videoregistrati, ma non audioregistrati a meno che non lo chieda la magistratura", ha sottolineato Piscitello aggiungendo che per quanto concerne le telecamere, "dovrebbero essere presenti nelle aree comuni, e in alcuni casi anche in aree riservate". Ad ogni modo, ha concluso, queste "non possono essere utilizzate come sistema di intercettazione e su questo punto ho avuto più volte interlocuzioni con delle procure distrettuali".

AGI