www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/06/2014  -  stampato il 11/12/2016


Bruti Liberati prossimo Capo DAP? Lo scontro alla Procura di Milano potrebbe favorire od ostacolare la sua prossima nomina

Alcune voci lo danno con insistenza come prossimo Capo del DAP, ma lo scontro alla Procura di Milano potrebbe costare la nomina a Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria al Procuratore Capo Edmondo Bruti Liberati.

Le pressioni di Giorgio Napolitano non sono state sufficienti a far sì che il Consiglio superiore della magistratura insabbiasse l’inchiesta sullo scontro frontale in corso all’interno della Procura di Milano tra il suo capo Edmondo Bruti Liberati e il suo vice Alfredo Robledo, titolare del pool anticorruzione.
Dopo un giorno e mezzo di discussione, il Csm ha approvato oggi la delibera che chiude con un nulla di fatto - e quindi con una sostanziale assoluzione di Bruti - i capitoli della vicenda relativi ai fascicoli di indagine su Ruby e sull’Expo, che Robledo accusava Bruti di avere dirottato verso i pm di sua preferenza, e che il Csm ritiene invece che siano stati gestiti dal procuratore nell’ambito dei suoi poteri gerarchici. Ma il plenum del Csm spedisce Bruti e anche il suo avversario Robledo sulla strada del procedimento disciplinare per il terzo caso finito sotto la lente, quello per cui fin dall’inizio la posizione del procuratore era apparsa più difficile: la gestione dell’inchiesta sulla privatizzazione della Sea da parte del Comune di Milano, una notizia di reato proveniente dalla procura di Firenze che Bruti per sua stessa ammissione (il procuratore ha parlato di «deplorevole dimenticanza») lasciò in cassaforte per mesi.

L’inchiesta partì quando ormai il reato di turbativa d’asta si era compiuto, e individuare gli eventuali complici all’interno di Palazzo Marino era impossibile. Per questa dimenticanza il Csm chiede che l’operato di Bruti passi al vaglio del ministro della giustizia e del procuratore generale della Cassazione, titolari dell’azione disciplinare. Stessa sorte viene proposta per Robledo, cui il Csm contesta di avere denunciato l’accaduto solo con colpevole ritardo. E per entrambi i contendenti il Csm decide a maggioranza anche di trasmettere tutto il fascicolo alla commissione incarichi direttivi, che dovrà valutare se confermarli nei loro incarichi: nel linguaggio e nei riti del Csm, equivale quasi a una proposta di destituzione.

Lo scontro, insomma, non si chiude. Ed imprevedibile in questo momento è la sorte di Bruti, che se dovesse venire colpito da sanzioni disciplinari potrebbe decidere di lasciare il suo posto (e in queste ore a Milano si parla con insistenza di una sua candidatura ai vertici del Dap, l’amministrazione penitenziaria). Per il resto, la battaglia Bruti-Robledo si chiude con un nulla di fatto che però è figlio di un intervento clamoroso del presidente della Repubblica, che mai nei suoi otto anni di Quirinale - e quindi di presidenza del Csm - si era addentrato con tanta profondità in una vicenda interna alle toghe.

La lettera con cui Napolitano ha comunicato al Csm la sua interpretazione del ruolo gerarchico dei capi delle Procura ha di fatto costituito un netto endorsement del capo dello Stato a favore di uno dei contendenti, condizionando robustamente il dibattito interno al Consiglio e portando più di un membro del Csm a rivedere precipitosamente le proprie posizioni, schierandosi a difesa di Bruti. Insomma, l’asse Napolitano-Bruti Liberati, già esplicito quando nel 2009 il Csm scelse Bruti a capo dei pm milanesi, ha fatto sentire i suoi effetti: come conferma dopo il voto il vicepresidente Michele Vietti (già protagonista di una inusuale intervista a difesa di Bruti): «Il Csm dopo una lunga maratona ha approvato due proposte in una versione rispettosa delle indicazioni del Presidente della Repubblica e della sensibilità della grande maggioranza dei consiglieri» Ma evidentemente il fiato del Collo non è stato sufficiente perchè lo scontro personale, di corrente, di culture interno alla Procura milanese finisse nel dimenticatoio.

Il documento conclusivo è stato approvato con 16 voti a favore, provenienti soprattutto dai centristi di Unicost e dai progressisti di Area, la corrente del neo procuratore di Torino Armando Spataro, che aveva nei giorni scorsi promosso un documento assai tiepido nella difesa di Bruti. Due le mozioni di minoranza che sono state bocciate dal Csm: una più severa nei confronti di Bruti, che era stata avanzata dal togato di Magistratura Indipendente Racanelli, e una invece più indulgente col procuratore, presentata dal togato Nello Nappi e dal consigliere di centrodestra Nicolò Zanon.

ilgiornale.it