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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/06/2014  -  stampato il 03/12/2016


Marino e Francesco, Poliziotto penitenziario: vivono da 18 anni insieme, sono la prima unione civile a Cremona

«Domani faremo una grande festa a casa nostra. Lasceremo aperto il cancello e chi vorrà festeggiare con noi sarà il benvenuto». Lo dicono Marino e Francesco, prima coppia gay a essere iscritta nell’albo delle unioni civili di un paese del Cremasco. È successo a Rivolta d’Adda. L’albo è stato approvato quasi tre anni fa, il 29 novembre 2011 su proposta degli appartenenti al gruppo «Rivolta delle Idee». Ma da allora nessuno si è iscritto, fin quando Marino Facchetti, il quale ha 58 anni ed è da generazioni di Rivolta d’Adda, ne è venuto a conoscenza. Ne ha parlato con il suo compagno, Francesco Fodarella e insieme hanno deciso di iscriversi.

Perché? «Perché abbiamo il dovere di pagare le tasse e quindi è giusto che abbiamo anche qualche diritto. Ci siamo conosciuti a Milano, in un parco, diciotto anni fa. Era il 17 giugno. Io ero su una panchina e lui passava. L’ho guardato, gli ho chiesto se voleva una sigaretta, mi ha risposto che non fumava. La conversazione non si è interrotta lì ma è continuata e quindi abbiamo cominciato a frequentarci».

Problemi? «I soliti. Sono in tanti che ci vogliono bene, ma qualcuno non vuole capire. Noi non abbiamo mai fatto mistero della nostra scelta. Per i primi dieci anni abbiamo vissuto qui a Rivolta, con mia mamma. Da otto anni, invece, siamo solo noi. I miei parenti e i suoi sono al corrente della situazione e anche i colleghi di Francesco, il quale fa il Poliziotto penitenziario a S. Vittore».

In Comune dicono che l’iscrizione all’albo dà solo qualche agevolazione a livello di Isee e per iscriversi al registro è necessario un’autocertificazione nella quale si dichiara che si vive insieme da almeno un anno. Naturalmente c’è la residenza che lo testimonia. Tuttavia, questo non apre le porte ad altre possibilità, come poter assistere uno dei due se malato e in ospedale. «Sì, lo sappiamo. Ma devo dire – aggiunge Marino che ogni tanto è in ospedale per delle cure - che i medici non fanno problemi. Per quanto riguarda l’aspetto squisitamente pratico, io ho già scritto il mio testamento biologico e ho demandato a Francesco tutte le decisioni, qualora io non sia più in grado di prenderle. Inoltre, lui è il mio erede. Tutto questo davanti a un notaio». Marino e Francesco, una storia alla luce del sole da 18 anni, con tanti amici pronti a festeggiare con loro, domani con i cancelli di casa aperti.

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