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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/06/2014  -  stampato il 09/12/2016


Perquisizione DAP da parte GDF: Sinesio indagato anche per diffamazione Sabella

Falso, abuso d'ufficio e diffamazione sono i reati ipotizzati per il commissario straordinario al piano carceri Angelo Sinesio.È quanto emerge dai decreti di perquisizone disposti oggi dalla Procura della Repubblica di Roma che ha portato gli uomini della Guardia di finanza sia negli uffici del Dap che presso le abitazioni degli indagati.

Per quanto riguarda la diffamazione a Sinesio si contesta d'avere nell'ottobre scorso davanti alla commissione Giustizia della Camera criticato Alfonso Sabella già direttore generale delle risorse materiali del Dap accusandolo di incapacità e inefficienza. Inoltre lo stesso Sinesio avrebbe riferito "dati non veritieri su Sabella offendendone la reputazione".

Per quanto rigurda le perquisizioni i pubblici ministeri Paolo Ielo e Mario Palazzi stanno raccogliendo elementi utili alle indagini per dimostrare "la natura dei rapporti tra i coindagati, l'interessamento all'assegnazione dei lavori, i collegamenti con soggetti ulteriori che siano interessati alle assegnazioni dalle designazioni". Nei decreti vengono citate anche le persone che pur non indagate si sono viste oggi perquisire i loro uffici dagli uomini della Guardia di finanza.

Per quanto riguarda le accuse nel decreto di perquisizione si legge che "Sergio Minotti, direttore dei lavori e direttore operativo per la realizzazione del nuovo padiglione della Casa circondariale di Voghera ha agito insieme con la funzionaria del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria Raffaella Melchionna e Carmelo Cavallo anch'egli funzionario del dipartimento. Quest'ultimo dipendente della struttura che fa capo a Sinesio avrebbe indotto un imprenditore a versare denaro in cambio della partecipazione, con possibilità di vittoria, alle gare per forniture di sistemi di difesa per il ministero della Giustizia".

Quanto al reato di corruzione che non riguarda Sinesio è stato ipotizzato poichè "per lo svolgimento delle loro funzioni di controllo nell'esecuzione dei lavori in violazione dei loro doveri di imparzialità gli indagati ricevevano dalla ditta aggiudicatrice dei lavori 'Devi impianti', che fa capo a Gino Pino e Davide Pino utilità consistenti nell'attribuzione di contratti di fornitura in relazione all'esecuzione dell'appalto alla 'Me.Ta costruzioni' della quale è amministratore unico e socio unico Marco Melchionna padre di Raffaella, e responsabile tecnico Antonio Melchionna figlio di Marco.

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