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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/06/2014  -  stampato il 10/12/2016


Le carte che accusano il commissario del Dap: "Ecco come gonfiò ad arte i lavori nelle carceri”

ROMA - Se l’Italia vuole davvero convincere l’Europa dell’umanità e dell’equità con cui sta trattando i suoi detenuti, dovrà inventarsi qualcosa di meglio di questo asfittico scatolone in legno, con finestre minuscole, infissi blu e tetto in lamiera. Il nome tecnico è "modulo per attrezzare spazi dove trascorrere il tempo fuori dalle celle e dalle sezioni " ed l’unica struttura creata ex novo in quattro anni e tre mesi con i 675 milioni del Piano carceri, il cui Ufficio commissariale, alle dipendenze dirette della presidenza del Consiglio, è finito sotto inchiesta per abuso d’ufficio, falso e corruzione.

Nella contabilità del Piano carceri ci sarebbero numeri che non tornano, appalti dati con ribassi "fuori mercato" "commissioni di gara composte in modo inopportuno" "scarsa trasparenza negli atti". Per dirla con le parole di Alfonso Sabella, ex direttore generale delle risorse del Dipartimento amministrazione penitenziaria e autore dell’esposto di 60 pagine che ha dato il la all’indagine, c’è molta "matematica creativa". Soprattutto nelle dichiarazioni ufficiali del Commissario straordinario, ora indagato, Angelo Sinesio.

LA "MATEMATICA CREATIVA"
Il j’accuse di Sabella, non proprio uno sprovveduto visti i suoi trascorsi da pm antimafia in Sicilia, demolisce parola per parola l’audizione di Sinesio alla commissione Giustizia della Camera il 22 ottobre 2013. In quella sede il prefetto sostenne che il Piano carceri originario, quello deliberato nel 2010, prevedeva il completamento di padiglioni già avviati dal Dap e ristrutturazioni di istituti. Per cui il computo dei posti detentivi, nonostante il taglio di 228 milioni di euro dai 675 iniziali, saliva da 9.150 a 11.573. "Matematica creativa" la definisce Sabella nel suo esposto. Argomentando così: "Sono state intestate al Piano carceri opere costruite e pagate dal ministero delle Infrastrutture o dal Dap, gonfiando i numeri". Gonfiati quanto? Almeno di 4 mila unità, stando all’esposto. "L’inclusione nel Piano dei nuovi padiglioni di Terni, Modena, S. Maria Capua Vetere, Livorno, Catanzaro e Nuoro, già avviati dal Dap, è stata virtuale. Per altri 11 padiglioni da 2.400 posti servivano opere minime, costate appena 5,1 milioni a fronte dei 150 investiti ". Dettagli, questi, che Sinesio ha omesso davanti al Parlamento e anche alla Corte dei Conti, tanto da indurla in errore. Scrive Sabella: "Sulla base dei dati forniti dal Commissario, la Corte dei Conti ha attestato già nel settembre 2012 l’avvenuta stipula dei contratti per alcuni padiglioni, quando ancora non si erano nemmeno concluse le gare ".

LO SCATOLONE DI REBIBBIA
Un sudoku virtuale, dunque, che ha come risultato quello di celare i ritardi, questi sì reali, della realizzazione dei quattro penitenziari di San Vito al Tagliamento, Catania, Nola e Pianosa (per un totale di 2800 posti). Quattro anni e tre mesi sono trascorsi dall’inizio del Piano, e ancora sono in alto mare. Qualcosa di nuovo e di autonomo, oltre alle ristrutturazioni, è stato ultimato. Lo scatolone di Rebibbia. Partorito con i fondi del Piano carceri e subito contestato. "Esprimo tutto il mio dissenso in merito al modulo realizzato nella casa circondariale femminile — scrive nel febbraio scorso l’architetto Cesare Burdese, già componente della commissione presso l’Ufficio di Gabinetto del ministero della Giustizia — non ha i requisiti tecnico/architettonici ed estetici che simile struttura richiederebbe". Rilievi che, sostiene Burdese, erano stati indirizzati a Sinesio stesso, con una chiosa che una qualche attenzione la doveva destare: "Così continueremo a dare all’Europa l’immagine di un Paese inadempiente rispetto ai diritti umani ".

I RIBASSI "FUORI MERCATO"
La procura di Roma ora ha dei sospetti sui lavori fatti a Voghera, Lodi e Frosinone. Ma già nel suo dossier Sabella segnalava evidenti anomalie nell’assegnazione di cinque padiglioni, gli ultimi mandati a gara. "Sono stati aggiudicati con ribassi fuori mercato, oltre il 48 per cento con una punta di quasi il 54 per cento". Cifre così basse che ne suggeriscono all’ex pm il possibile esito: "Senza ulteriori e onerosi interventi, sarà impossibile che le relative opere vedano la luce". C’è anche un caso Arghillà, dal nome del penitenziario di Reggio Calabria. "Le gare si sono svolte in base a un decreto di secretazione che non è stato emesso dal soggetto competente, e cioè il dirigente generale", scrive Sabella. Oltretutto la motivazione, di due righe, è " "tautologica". Risibile. Altra stranezza: l’appalto è stato frazionato in due lotti, "in violazione al Codice dei contratti", con importi tali da scendere sotto la soglia comunitaria. Le imprese invitate, inoltre, sono state scelte "non per sorteggio o con altri criteri trasparenti, ma in maniera discrezionale e anti concorrenziale". E il ribasso, in questo caso, è stato più basso della media: appena il 10 per cento.


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