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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/08/2010  -  stampato il 28/05/2017


Genova Pontedecimo, aggredito un poliziotto penitenziario

Ancora un episodio di violenza all’interno delle carceri genovesi. Vittima è, per l’ennesima volta, un Agente di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere cittadino di Pontedecimo. “La situazione è ben oltre il limite della tolleranza. Ora basta davvero: la misura è colma!”, è il commento di Roberto MARTINELLI, segretario generale aggiunto e commissario straordinario per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. “Vogliamo per prima cosa esprimere la nostra solidarietà al Collega che ha comunque contenuto l’aggressività del detenuto ed ha impedito che la situazione degenerasse. L’aggressione è stata improvvisa e proditoria. L’agente era intervenuto per separare due detenuti che litigavano ma uno di questi, un italiano dentro per ricettazione e spaccio di sostanze stupefacenti, lo ha colpito con un pugno ed un calcio. Questa è  la seconda aggressione ai danni di appartenenti alla Polizia Penitenziaria di Pontedecimo in quindici giorni. E’ davvero troppo. Dove sono le istituzioni? Cosa pensano di fare per tutelare gli agenti di Pontedecimo? Di cos’altro hanno bisogno per intervenire? Per ora ci sembra che le Autorità amministrative  ma anche quelle politiche si fanno scudo della drammatica situazione penitenziaria attraverso il senso di responsabilità del Corpo di Polizia Penitenziaria; ma queste sono condizioni di logoramento che perdurano da mesi e continueranno a pesare sulle 39 mila persone in divisa per molti mesi ancora se non la si smette di nascondere la testa sotto la sabbia. Quanto si pensa possano resistere gli uomini e donne della Polizia Penitenziaria che sono costrette a trascurare le proprie famiglie per garantire turni massacranti con straordinari nemmeno pagati? Quanto stress psico-fisico si pensa possa sopportare una persona in divisa costretta a convivere con situazioni sanitarie da terzo Mondo, esposta a malattie infettive che si ritenevano ormai debellate in Italia, ma che sono largamente diffuse in carcere, attenta a scongiurare suicidi, a schivare ma spesso anche a subire (come a Pontedecimo, sovraffollato da 187 detenuti presenti nonostante una capienza regolamentare di 96 posti ed in cui mancano più di 60 agenti di Polizia Penitenziaria in organico) violente aggressioni da parte dei detenuti? Perché ad esempio non si mandano i detenuti stranieri (che a Pontedecimo sono il 60% circa dei presenti) a scontare la pena nelle galere del Paese di provenienza, modificando anche l’attuale legislazione che prevede il paradosso del consenso delle persone interessate?”.

Fonte: savonaeponente.com