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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/06/2014  -  stampato il 10/12/2016


Piano carceri, M5S: ci volevano querelare, ora scoprono che avevamo ragione

Quando il Governo Letta ci ha presentato il primo decreto svuota-carceri avevamo fatto subito presente i problemi della struttura commissariale: ogni volta che ci sono deroghe al codice degli appalti si annidano i germi della corruzione.
Ad agosto 2013 avevamo presentato una proposta di piano carceri che costava la metà rispetto al piano carceri governativo. Ovviamente la maggioranza l'ha bocciato. Abbiamo continuato ad esplicitare, durante tutte le audizioni, i nostri dubbi sull'utilizzo della struttura commissariale, in deroga agli appalti delle carceri.

A gennaio 2014, il capogruppo di commissione Giustizia Andrea Colletti, denunciava direttamente alla Cancellieri (allora Ministro della Giustizia) la delega in bianco ad un Commissario Straordinario per il Piano Carceri, Angelo Sinesio, che poteva agire liberamente e senza adeguata trasparenza, anche tramite la segretazione delle procedure di affidamento. La Cancellieri aveva minacciato la querela per aver messo in dubbio l'affidabilità del Commissario straordinario per il Piano Carceri, che - a suo dire - veniva svolta nel pieno rispetto delle regole ed in modo assolutamente trasparente.

Per dover di cronaca: Sinesio era il vice della Cancellieri prefetto, quando era a Catania. Di poi è stato capo della segreteria tecnica al Viminale quando la Cancellieri era ministro dell'Interno, ed è stato nominato commissario del piano carceri nel dicembre 2012, quando Cancellieri era ministro della Giustizia. Diciamo una collaborazione lunga e proficua tra Cancellieri e Sinesio. Per la Cancellieri, Sinesio era l'uomo giusto per risolvere i problemi della giustizia, da sempre.

Com'è andata a finire? Oggi Angelo Sinesio è indagato dalla Procura di Roma per falso, abuso d'ufficio e diffamazione.

Secondo gli inquirenti avrebbe tenuto nascosti alcuni atti anticipando le gare di appalto, impedendo di fatto ad alcune ditte di prendervi parte. Con Sinesio sono indagati anche una serie di imprenditori e funzionari pubblici. Tra questi Sergio Minotti, 50 anni, direttore dei lavori per il nuovo padiglione del carcere di Voghera, che secondo l'accusa avrebbe agito, in concorso insieme con la funzionaria del Prap (Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria), Raffaella Melchionna.

Entrambi sono accusati di corruzione. Secondo l'accusa "per lo svolgimento delle loro funzioni di controllo nell'esecuzione dei lavori, in violazione dei doveri di imparzialità della pubblica amministrazione, gli indagati ricevevano dalla ditta aggiudicataria dei lavori "Devi Impianti", riconducibile a Gino Pino e Davide Pino, utilità consistenti" per attribuire "contratti di forniture alla "Me.Ta Costruzioni", della quale è amministratore e socio unico Marco Melchionna, padre di Raffaella, e responsabile tecnico Antonio Melchionna, fratello della stessa e figlio di Marco Melchionna". La politica dovrebbe contrastare la corruzione, anziché facilitarla. Avevamo fatto notare da subito i problemi, non ci hanno voluto ascoltare. Oggi ne paghiamo tutti le conseguenze.

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