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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/06/2014  -  stampato il 05/12/2016


Documento esclusivo: il Generale Mori nel 1993 era a favore del carcere duro

“Questo Raggruppamento (il Ros ndr) propone, in linea generale, che debba darsi sempre letterale applicazione dell’art 41 bis, onde ottenere la recisione dei detenuti interessati dalla loro organizzazione criminale nonché la collaborazione di giustizia dell’attività investigativa”. Firmato: generale Antonio Subranni e siglato da Mario Mori. Questo il testo esclusivo della nota del Ros, del 12 agosto 1993, protocollata n.82/2-1-1992 e classificata come “R”, indirizzata ai Carabinieri ufficio coordinamento servizi sicurezza degli istituti di pena, e per conoscenza al Comando generale dell’Arma, che ha come oggetto eventuale proroga del carcere duro e proposte.

Il generale Mori, imputato insieme all’ex ufficiale dell’Arma, De Donno, e a boss di Cosa nostra nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, con un colpo di fioretto, oggi di fronte alla Corte d’Assise di Palermo durante le dichiarazioni spontanee ha esibito questo documento ufficiale, in cui nero su bianco, evidenzia la sua linea dura e quella di tutto il Ros nei confronti del carcere duro. Un’altra stoccata, o botta in gergo schermistico, per la procura di Palermo, che ha sempre sostenuto che Mori sarebbe stato uno dei protagonisti della trattativa, attraverso i contatti avviati con Vito Ciancimino proprio per soddisfare l’ammorbidimento del 41 bis, uno dei punti del papello, che ricordiamo è copia di fotocopia senza paternità per i periti della polizia scientifica.

Di fronte alla Corte, l’ex ufficiale dell’Arma, con in mano documenti esclusivi, allegati alle dichiarazioni spontanee a sostegno della veridicità dei fatti asseriti, protocollati e classificati come “Riservati”, ha sottolineato, “io ero decisamente e notoriamente favorevole al mantenimento del carcere duro. Il Ros, ma l’Arma dei Carabinieri tutta, era per il mantenimento dell’indirizzo in vigore senza annacquamenti di sorta, ritenendo lo strumento molto efficace anche al fine di sgretolare la coesione psicologica delle compagini di criminalità organizzata, cosa nostra in particolare”.

Il prefetto, ha aggiunto, ”nell’estate del 1993, richiesto di un parere dal Comando generale dell’Arma, a sua volta sollecitato in merito dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) sulle modalità di applicazione del 41 bis, il Ros poté esprimersi per l’utilità del mantenimento delle disposizioni restrittive riguardo un gruppo di detenuti, appartenenti alla criminalità organizzata nei cui confronti stavano per scadere i termini di validità dei decreti ministeriali. Nella risposta, a firma del comandante generale Subranni, che ne aveva concordato con me i contenuti, come risulta dalla mia sigla, si esprimeva il convincimento della validità del 41 bis. E lo si esprimeva in linea generale, senza possibilità di distinzioni di sorta. Questo indirizzo non è mai venuto meno nel tempo, basta osservare i pareri richiesti, e di volta in volta espressi, rintracciabili agli atti del Comando generale dell’Arma”.

Mori inoltre sostiene che le sue dichiarazioni, sono “corredate da documenti con riferimenti precisi, al contrario delle accuse che vengono rivolte in maniera generica, ora come in passato, senza produrre a sostegno una prova qualsiasi, ma ricorrendo esclusivamente ad asserzioni ed illazioni non documentate ed a conseguenti deduzioni del tutto improbabili se non assurde”.

L’ex ufficiale dell’Arma, in stile schermistico, oggi in aula giudiziaria ha usato la posizione di “punta di linea”. I pm, spiazzati, hanno dovuto incassare l’ennesima stoccata di fioretto.

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