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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/07/2014  -  stampato il 10/12/2016


La "punciuta" dentro l'Ucciardone Quando il carcere non ferma i boss

Rivelazione del pentito Sergio Flamia. Il blitz che ha azzerato i clan mafiosi dei mandamenti palermitani di San Lorenzo e Resuttana svela l'esistenza di un uomo d'onore, affiliato secondo tradizione, non ancora identificato. La cerimonia si svolse in carcere: protagonisti Vincenzo Graziano e Vito Galatolo.

PALERMO - “Ce lo dici tu che non vengono nella saletta la prima ora”. Messaggio ricevuto.Non erano gradite interferenze quel giorno nella sala non fumatori del carcere. La sacralità della nuova affiliazione non doveva essere disturbata. Oggi scopriamo che c'è un uomo d'onore,punciutu, non ancora identificato. Magari ha preso il posto, fra l'Aquasanta e l'Arenella, di coloro che sono finiti in carcere nell'ultimo blitz interforze denominato Apocalisse.

Non sono certo le sbarre di una cella a impedire ai mafiosi di comportarsi da tali. Persino il 41 bis non basta a evitare che i padrini detenuti al carcere duro facciano pervenire messaggi e direttive ai picciotti che stanno fuori. All'interno dell'Ucciardone di Palermo sarebbe stata pure celebrata una nuova affiliazione. Lo hanno ricostruito i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria.

I protagonisti della vicenda sarebbero stati Vito Galatolo e Vincenzo Graziano. Entrambi sono finiti in carcere nella recente operazione assieme ad altre 89 persone. Il primo, secondo tradizione, avrebbe preso il posto di comando all'Acquasanta. Il secondo sarebbe affiliato alla cosca di Resuttana e, in collaborazione con una sfilza di parenti, avrebbe messo in piedi l'affare delle macchinette mangiasoldi imposte da Cosa nostra in mezza città.

I due hanno condiviso due periodi di detenzione comune nelle carceri Ucciardone e Pagliarelli, sempre a Palermo. È all'Ucciardone, però, che si sarebbe svolta l'affiliazione. A rivelarlo è un altro detenuto che nel frattempo è diventato collaboratore di giustizia. Cinque mesi fa Sergio Flamia, boss di Bagheria, ha messo a verbale che “è successo questo discorso che non siamo andati in saletta, siccome in quella saletta non fumatori eravamo in pochi che ci andavamo, tra cui io un altro mio paesano e qualche altro conoscente, visto che avevano confidenza con me mi ha detto 'senti, mi fai la cortesia, ce lo dici tu che non vengono nella saletta la prima ora che…'…dentro il carcere, tra il corridoio e la cella… siamo stati qualche settimana insieme in cella…”.

Cosa sia accaduto nella saletta lo sanno soltanto Graziano, Galatolo e il personaggio misterioso. Sappiamo, però, sempre attraverso Flamia, che non ci furono intoppi: “... tutto apposto, grazie per non essere venuto…Vito mi disse proprio esplicitamente 'vedi se glielo dici tu a'… al mio compagno di cella che era uno di quelli che frequentava quella saletta, e altri due, tre ragazzi".

Flamia ha ricostruito ampi passaggi della vita carceria di Galatolo e Graziano. Nonostante la differenza di età - il primo ha 40 anni e il secondo 63 - tra i due si sarebbe creato un feeling particolare: "... poi si vedeva nel modo in cui si salutavano, si baciavano… tra di loro… Graziano, diciamo che si sono rafforzati l’amicizia tra di loro… e pure questo… cioè, tra Graziano e Galatolo si vedeva che c’era qualcosa che… come diciamo nuatri, s’annacava un poco chistu… mah, credo per la zona di Vito Galatolo... per essere affiliato da lui, con Graziano…".

Il giorno dell'affiliazione, dunque, si tennero alla larga dalla saletta "tanti ragazzi tutti vicini a Vito Galatolo, che era stato Vito Galatolo a dirgli di non andare in saletta…" e coloro che erano stati avvertiti da Flamia: "... io l’ho riferito a quei tre, quattro persone che erano vicine a me… eh, dice: 'senti, glielo dici tu' tipo al mio compagno di cella, che a quell’epoca era Giorgio Provenzano di Bagheria, paesano mio...".

Terminata l'affiliazione, ha concluso Flamia, la vita carceraria avrebbe ripreso i ritmi di sempre. Come se nulla fosse accaduto - "nella seconda ora ci sono andati.. chi c’è voluto andare c’è andato..." -, solo che nel frattempo le file di Cosa nostra si erano ingrossate di un nuovo uomo d'onore.

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