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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/07/2014  -  stampato il 10/12/2016


Sgominata banda sfruttamento della prostituzione: Indagini partite dalla Polizia Penitenziaria

Costretta a prostituirsi il giorno dopo aver partorito. E’ uno degli episodi più truci e inquietanti raccontata da una ragazza agli inquirenti che hanno smantellato le gang della prostituzione che operavano fra Lallio, Osio, Boltiere, Dalmine e Bergamo.

Questa mattina infatti i Carabinieri del Comando Provinciale di Bergamo hanno datoesecuzione a 47 provvedimenti cautelari emessi dal GIP del Tribunale di Bergamo nei confronti degli appartenenti a cinque gruppi criminali composti da soggetti di etnia rumena, albanese ed italiana dediti al favoreggiamento ed allo sfruttamento della prostituzione nella provincia di Bergamo.

Dei 47, 8 sono in cella, 8 ai domiciliari, 8 hanno obbligo di dimora, mentre gli altri sono latitanti e con ogni probabilità sono fuggiti all’estero.

L’indagine iniziata nel mese di gennaio del 2013 ha permesso di scoprire che due albanesi era a capo delle gang e riuscivano a controllare il traffico della prostituzione nientemeno che dal carcere. Una perquisizione da parte della Polizia Penitenziaria ha infatti permesso di scoprire all’interno della cella dei due albanesi persino una carta telefonica (sim).

Sette italiani erano invece gli «autisti», accompagnavano cioè le ragazze sulle piazzole, ricevendo dalle organizzazioni il compenso di 30 euro a prostituta.

Le associazioni erano strutturate gerarchicamente con a capo i “proprietari” dei luoghi (piazzole) ove le ragazze venivano collocate e fatte prostituire, poi vi erano i “controllori” che evitavano intromissioni di altri gruppi criminali rivali e gli addetti alla riscossione del denaro dovuto per l’occupazione delle piazzole; quindi vi erano gli sfruttatori che facevano prostituire le loro “dipendenti” dopo aver pagato agli “esattori” fino a 350 euro a settimana per ogni ragazza.

Dai racconti delle ragazze sono emersi particolari raccapriccianti ed episodi di inaudita violenza, come appunto la costrizione della donna che aveva appena partorito di tornare in strada. Uno degli aguzzini aveva addirittura un profilo Facebook dove si era autodefinito «trafficante di carne umana».

ecodibergamo