www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/07/2014  -  stampato il 06/12/2016


Padova: Poliziotto penitenziario filmava film hard e li distribuiva in carcere

P. G. è l'assistente di polizia pornostar. Oltreché far arrivare in carcere eroina, metadone (lo "sciroppo" suggerito a un collega come antidepressivo), e subutex (un oppiaceo), droghe che assume, distribuisce filmini hard realizzati "in casa". Racconta un detenuto: "Ti offriva la droga in cambio di danaro oppure, se avevi un contatto esterno, andava a ritirarla e ne teneva per sé la metà". Ma l'aspirazione di G., detto il poeta e a volte il pittore, è quella di diventare un divo del porno. Così si cimenta in filmini a luci rosse, realizzati con amiche compiacenti, che distribuisce in carcere grazie alle chiavette usb. Filmini in cui è protagonista indiscusso.

Lo racconta uno dei detenuti che hanno collaborato all'inchiesta, Andrea (nome fittizio) che ricorda come fossero gli agenti a "offrire" droga ai detenuti: "La prima volta ti veniva regalata una riga di eroina o una canna e ti veniva detto "tieni dai, fai festa...", così da quel momento capivano che eri diventato loro cliente acquirente".

Dopo il blitz che ha portato all'arresto di 15 persone, tra cui 6 agenti della Polizia Penitenziaria, la ricostruzione dei reclusi: mazzette di denaro, sigarette e stupefacenti I pacchi con dentro la merce e i vaglia arrivavano alle mogli dei carcerieri per sviare i sospetti.

Guardie penitenziarie strafatte di droga anche durante il servizio. E un carcere-groviera dove entra ed esce di tutto. È il 5° blocco (il quinto piano del grattacielo), in particolare, il supermarket della casa di reclusione Due Palazzi dove si compra e si vende dallo stupefacente ai filmini pornografici, dai cellulari a schede sim e chiavi usb. E dove qualunque contatto con l'esterno è possibile.

Il quadro è allucinante. Avverte il detenuto Andrea: "Quando sono sotto l'effetto dell'eroina, i poliziotti penitenziari parlano di tutto e raccontano tutto".

Il capo-posto del 5° blocco è l'assistente di Polizia Penitenziaria P. R. "Prima di me" continua Andrea, "vi era tale A.A. (un detenuto) il quale era incaricato da R. di portare i pacchi contenenti droga, telefoni e chiavette usb nel reparto alta sicurezza a un detenuto di nome Ivan, poi trasferito... A.A. se ne è andato. Nel frangente Strisciuglio (membro di un clan della Sacra Corona Unita detenuto nel reparto massima sicurezza) scriveva in alcuni bigliettini diretti a R. che il pacco di Ivan doveva essere dato a lui...".

Andrea insiste: "R. mi ha fatto arrivare a casa somme di danaro in cambio del fatto che, per suo conto, consegnavo a Strisciuglio hashish in panetti da 100 a 200 grammi l'uno con tanto di logo che cambiava ogni volta... E ho consegnato sempre a Strisciuglio una chiavetta usb con scheda telefonica, forchette, coltelli...". L'assistente R. aveva "anche dell'eroina in sasso. Quando aveva la droga lo faceva sapere in giro, poi quando ne faceva uso perdeva un po' il controllo e diceva tutto".

Nel luglio 2013 R. ha paura "perché ha sentito che un detenuto stava parlando con la magistratura o la polizia e non ha più voluto che i pacchi fossero indirizzati a sua moglie Z. I... ma alla moglie del collega T. A., il Condor, che ho letto sempre sui bigliettini si chiama P. F. Non so quale fosse il contenuto dei pacchi, presumo hashish, cocaina o eroina... Lo dico perché, poco dopo che i pacchi arrivavano, girava la droga al piano... Ho saputo da R. che il pacco è regolarmente arrivato alla moglie di T. ma quest'ultimo si è tenuto il contenuto (la droga), dicendo a Strisciuglio che il pacco non è mai arrivato".

Andrea conferma che, passata la paura, tutto torna come prima: "R. ha capito che non vi erano grossi problemi e ha ricominciato a ricevere i pacchi a nome di sua moglie". R. aveva un precedente analogo: era stato indagato, poi condannato in primo grado, infine assolto in via definitiva dal tribunale di Napoli. Lo spiega sempre il detenuto Andrea: "R. mi ha raccontato di essere stato in galera per associazione a delinquere, poi ha aggiunto "comunque gliela ho messa nel culo perché mi hanno assolto".

R. era un agente-pusher dentro il carcere: "Per un anno e mezzo l'ho visto cedere eroina e hashish... Le cessioni avvenivano nell'ufficio degli agenti e partecipavano, oltre a R., anche i suoi colleghi, l'assistente capo B. L. detto 'u cafone, l'assistente G. P. detto il poeta, l'agente T. A. detto condor... T. e B. cedevano pure metadone ai detenuti che ne avevano bisogno... Entrambi, per quanto ne so, sono in cura al Sert".

Domanda spontanea: come è possibile che due agenti di un carcere di massima sicurezza siano tossicodipendenti in cura?

Gli agenti sono "comprati" a dosi di droga. E di stecche di sigarette. Il detenuto Andrea aveva regalato all'agente T. due stecche di Marlboro. In cambio "di un apparecchio telefonico con scheda... Era il suo telefono e ho chiamato la mia convivente". Bastava pagare o distribuire regalie, e tutto (o quasi) era possibile. "R. ha sempre fornito di panetti di hashish Arrab Imame (un detenuto)...". Spesso gli agenti si tenevano parte della droga (in qualche caso tutta) spedita ai detenuti con la loro complicità: "R. mi ha raccontato di aver ricevuto un pacco destinato al magrebino e di aver ricevuto in cambio del favore 70 grammi di eroina e 100 grammi di hashish".

Ma come uscivano gli ordini dal carcere? Attraverso ex detenuti come "Mohamed El Ins, il contatto telefonico di R. che fa da tramite tra lui e chi fornisce lo stupefacente... È Mohamed che i marocchini detenuti chiamano, utilizzando un telefono gestito dai rumeni che lo prestano in cambio di quattro pacchetti di sigarette. Anche gli albanesi hanno telefoni a disposizione e li prestano in cambio di sigarette o soldi... I telefoni cellulari sono stati portati in carcere da R. e questo è risaputo da tutti".

Il Mattino di Padova

Un capoposto del quinto piano il Poliziotto corrotto che gestiva il traffico di droga a Padova