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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/07/2014  -  stampato il 04/12/2016


Trovati 8 telefonini e schede sim negli armadietti dei poliziotti corrotti di Padova

Verrà sentito come persona informata sui fatti il direttore del carcere Salvatore Pirruccio. Gli inquirenti, che lo hanno convocato per il prossimo 22 luglio, intendono ottenere da lui informazioni utili a completare l’inchiesta «Apache» sulla corruzione al Due Palazzi. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Marco Calì e coordinate dal pm Sergio Dini, hanno portato martedì all’arresto di 15 persone tra cui sei secondini accusati di fornire ogni tipo di merce - droga, telefonini, film porno - ai detenuti e in particolare ai boss mafiosi in regime carcerario duro, in cambio di soldi e di sostanze stupefacenti.

La verità del direttore. Le ricostruzioni di Pirruccio sono importanti per gli inquirenti per definire i contorni della corruzione che, stando a quanto emerge dal quadro accusatorio, imperversava all’interno del Due Palazzi. In particolare la Procura intende capire se c’erano persone che sapevano degli scambi illeciti tra poliziotti e detenuti e che hanno taciuto. Insomma si tratta di accertare eventuali, ulteriori, responsabilità.

Lo spacciatore dei poliziotti penitenziari ammette. Intanto, ieri mattina, è stato interrogato dal gip Mariella Fino, e difeso dall’avvocato Leonardo Arnau, Karim Ayari detto Kimu, 27 anni, residente in via Dini a Padova, ritenuto il pusher dei secondini. Le sue parole hanno sostanzialmente confermato l’impianto della Procura. Il giovane ha infatti ammesso le cessioni di cocaina contestate: tra i suoi acquirenti c’è l’assistente di Polizia Penitenziaria R. D. P. detto Kelos. Che, stando a quanto emerge dalle intercettazioni, si rivolgeva a lui in modo estremamente amichevole e non lesinava di mandare «bacioni» in chiusura di telefonata. Interrogata ieri a Rovigo anche Michela Marangon, l’avvocato di 51 anni di Porto Viro finito ai domiciliari. Secondo l’accusa, la donna avrebbe a sua volta fatto consegnare merce all’interno del carcere per i detenuti. In due occasioni, poi, avrebbe dato 500 euro a P. R., poliziotto con un ruolo di primo piano nella vicenda. «È tutto un grosso equivoco», ha detto ieri la donna al giudice negando ogni addebito.

Schede sim negli armadi. Le deposizioni di ieri di Karim Ayari rendono più difficile la posizione degli assistenti di Polizia Penitenziaria. Ma non ci sono soltanto le dichiarazioni degli indagati, le intercettazioni telefoniche e le immagini registrate da telecamere nascoste all’interno del Due Palazzi, a rendere complessa la situazione delle guardie indagate. Gli investigatori, nel corso delle perquisizioni, hanno rinvenuto all’interno degli armadietti di alcuni agenti ben dodici schede telefoniche (peraltro prive della confezione che le ricopriva) e otto telefonini. Come spiegare tutto quel materiale? È, appunto, quello che dovranno fare  i poliziotti i cui interrogatori di garanzia inizieranno lunedì prossimo.

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