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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/07/2014  -  stampato il 07/12/2016


Grave aggressione a un medico nel carcere di Ascoli Piceno

Le conseguenze sarebbero potute essere molto più gravi se non ci fosse stato il pronto intervento di due guardie carcerarie che sentite le richieste di aiuto del dottor Giovanni Trobbiani, non avessero fermato l’aggressione da parte di un pericoloso camorrista che il medico stava visitando.
"Lo SMI dice basta, così non si può andare avanti - afferma Fabiola Fini segretario organizzativo SMI Marche e Responsabile Nazionale Emergenza Sanitaria Territoriale - la politica dei tagli operata in questi mesi dal Ministero di Giustizia, dalle Regioni (e nelle Marche) e dall’ASUR, si sta traducendo in un pericoloso abbassamento dei livelli di sicurezza dei medici che operano nei nostri ospedali e sul territorio".
La presa di posizione dello SMI prosegue: ""Non è un caso di violenza isolato nel carcere - continua Fini - un mese fa un altro episodio analogo era avvenuto, sempre ad opera di un recluso in regime di 41 bis. L'aggressione è stata possibile perché mentre nei mesi precedenti di fronte allo stesso detenuto erano sempre presenti più di 4 agenti di Polizia Penitenziaria e un graduato a tutelare il lavoro degli operatori sanitari, adesso a causa di una politica di tagli, risultano operanti un numero inferiore di soli assistenti di Polizia Penitenziaria. L'Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia deve intervenire per i seguenti motivi: 1) I detenuti che hanno aggredito i medici sono detenuti sottoposti a regime speciale di cui all'art. 41 bis dell'Ordinamento Penitenziario, ossia quelli del cosidetto carcere duro, i boss mafiosi e camorristi; 2) c'è un pericoloso abbassamento dei livelli di sicurezza, a scapito del personale sanitario; 3) evitare il ripetersi di ulteriori aggressioni ai danni dei medici. Medici che hanno fatto una scelta di vita coraggiosa, nel venire a lavorare in carcere tra mille difficoltà e rischi di ogni genere. Il Ministero di Giustizia, ma anche la Regione Marche e l’ASUR , come tutte le regioni italiane, non possono continuare a lasciare i medici da soli in balia dei violenti".+
"Lo SMI - conclude Fabiola Fini - chiede maggiore tutela e sicurezza per i medici ospedalieri e del territorio. e sta considerando l’ipotesi di costituirsi parte civile nei confronti del Ministero di Giustizia, della Regione Marche e dell’ASUR per i danni subiti in conseguenza alle aggressioni.
Lo SMI farà di tutto affinchè il lavoro dei medici sia tutelato e sicuro, schierandosi al fianco dei sanitari più esposti, i medici di pronto soccorso, della medicina penitenziaria, della Continuità Assistenziale , del 118 che ogni giorno operano sul nostro territorio a difesa della salute di tutti, ma che non possono diventare 'carne da macello' a causa di una politica di austerita' scellerata, che si traduce in maggior rischio per l'incolumità dei professionisti".

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