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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/08/2014  -  stampato il 10/12/2016


Il Sappe solllecita il Governo per la nomina del nuovo Capo DAP

"La nomina del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria slitta probabilmente al Consiglio dei Ministri di fine agosto ma i problemi penitenziari permangono, come conferma il suicidio di un detenuto ieri a Trieste.

Mi auguro che il Ministro della Giustizia Orlando scelga per la guida del Dap una persona concreta e realista, che si renda conto come non possa essere la vigilanza dinamica la soluzione all'invivibilità della vita nelle celle (e quindi al miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria) ma si debba lavorare per introdurre l'obbligatorietà del lavoro dei reclusi".

È quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri.

Capece sottolinea che "i quasi 10mila detenuti in meno in un anno (erano 64.873 il 31 luglio 2013, sono ora 54.414) sono indubbiamente il frutto delle molte leggi chiamate "svuota carceri" entrate in vigore negli ultimi anni. Ma il merito per essere riusciti a distribuire i detenuti d'Italia in modo da allocarli nelle camere detentive, con almeno tre metri quadrati di spazio vivibile per ciascuna persona detenuta, va attribuito solo alle donne a agli uomini della Polizia Penitenziaria che, negli ultimi mesi, sono stati chiamati dal Dap a sopperire alle gravi lacune di capacità gestionali dei nostri Dirigenti dell'amministrazione penitenziaria.

In tutti questi anni il Dap non è stato in grado di mettere in piedi un sistema informativo che consentisse di avere l'esatto monitoraggio di ogni singola cella degli Istituti penitenziari della Repubblica. Né la Direzione Generale dei detenuti e trattamento, né la Sala Situazioni, né l'Ufficio per lo sviluppo e la gestione del Sistema informativo automatizzato, avevano fino ad ora chiara la situazione di quante e quali fossero le camere detentive a disposizione dell'Amministrazione penitenziaria. La responsabilità di questa grave lacuna di informazione e gestione, va ascritta principalmente a tutti i Capi del Dap che si sono succeduti, soprattutto agli ultimi a cui, come Sappe, abbiamo sempre richiesto e sollecitato di intervenire nei settori delle Comunicazioni e delle tecnologie dell'informatica. Ed è quel che chiederemo anche al nuovo Capo Dipartimento che il Ministro della Giustizia Orlando vorrà nominare".

Capece torna a sollecitare riforme strutturali per il sistema penitenziario del Paese e sottolinea che "se si rimuovessero gli "sbarramenti" che impediscono l'accesso alle misure alternative al carcere e si incentivassero gli interventi per il reinserimento sociale; se si usasse sempre come "extrema ratio" la custodia cautelare (visto che quasi metà della popolazione penitenziaria è costituito da persone in attesa di giudizio); se si procedesse a "bonificare" l'ordinamento penitenziario dagli automatismi preclusivi e si desse maggiore margine di manovra alla magistratura di sorveglianza, le presenze stabili di detenuti all'interno delle carceri potrebbero scendere dalle 5mila alle 10mila unità nel giro di un anno.

E si avrebbe un calo del flusso annuale di detenuti stimabile tra le 15mila e le 20mila unità, con un consistente aumento delle misure alternative alla detenzione in oltre 10mila casi in un anno. O prevedendo l'espulsione per gli stranieri detenuti in Italia che devono scontare meno di tre anni di carcere. Queste sono le vere riforme strutturali sull'esecuzione della pena che servono: lavoro in carcere per i detenuti, espulsioni degli stranieri, detenzione in comunità per i tossicodipendenti ed alcoldipendenti che hanno commesso reato in relazione al loro stato di dipendenza".

ANSA