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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/08/2014  -  stampato il 09/12/2016


Il Ministro Orlando avvia ispezione al carcere di Rossano dopo la denuncia Onorevole Enza Bruno Bossio

Il carcere di Rossano finisce nel mirino del Ministro della Giustizia Andrea Orlando. E’ stato disposta, nella giornata di mercoledì 13 agosto, un’ispezione presso la casa di detenzione della città bizantina. Il controllo è arrivato in seguito alla denuncia dell’Onorevole Enza Bruno Bossio che, nella giornata di sabato scorso, si è recata presso il carcere di Rossano.

«Mi sono presentata alla casa di reclusione di Rossano – si legge sul blog dell’Onorevole – per svolgere, come mi consente la mia funzione di parlamentare della Repubblica, una ispezione. Com’è noto, l’articolo 67 dell’Ordinamento penitenziario consente anche ai membri del Parlamento e ai loro accompagnatori di ispezionare in qualunque momento gli istituti penitenziari senza la necessità di essere autorizzati, per accertare se le condizioni di detenzione siano conformi al dettato costituzionale e cioè che non siano contrarie al senso di umanità e che rispettino la dignità della persona. Volevo verificare, in particolare, la condizione di un detenuto che avevo precedentemente incontrato a Catanzaro e che, dalla sera alla mattina, senza alcun motivo, era stato trasferito al carcere di Rossano anche perché, lo stesso, tramite i familiari, mi aveva segnalato che si trovava segregato in isolamento in modo inumano e gli avevano bloccato la corrispondenza epistolare e telegrafica anche con me mentre non lo potevano fare».

L’Onorevole ha constatato, durante la visita, che il «Reparto di isolamento, posto al piano terra della struttura penitenziaria, attualmente, a fronte di una capienza regolamentare di 215 posti, ospita 258 detenuti, tantissimi dei quali appartenenti al circuito differenziato dell’Alta Sicurezza. Gli agenti stavano provvedendo a chiudere le porte blindate delle celle di tutti i detenuti allocati in isolamento, lasciando aperta solo quella del detenuto che volevo visitare. Ad un certo momento gli altri ristretti si sono messi ad urlare chiedendo che vedessi in che condizioni erano costretti a vivere. Ho chiesto di aprire le celle ma gli agenti mi hanno detto che non avevano le chiavi, per cui non sono potuta entrare. In ogni caso ho visto le condizioni illegali che, sinceramente, non pensavo esistessero in un carcere d’Italia. Ho trovato detenuti sostanzialmente nudi, soltanto con gli slip, in delle celle in cui non c’era neanche il letto, quindi seduti per terra, in mezzo ai loro escrementi, al vomito e ai piatti sporchi».

«Uno di loro – ha proseguito nel suo resoconto la Bruno Bossio – era stato messo lì per aver tentato il suicidio e quindi, assolutamente, non poteva essere tenuto in isolamento. Gli altri due, a quanto pare, avevano tentato una evasione. Questi ultimi hanno sostenuto di essere stati pestati dalla Polizia Penitenziaria e infatti si vedeva che avevano ricevuto delle percosse. Ad uno di loro avrebbero rotto anche un orecchio e non avrebbero ricevuto alcuna assistenza sanitaria».

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