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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/08/2014  -  stampato il 05/12/2016


Infiltrazioni mafiose in Sardegna "grazie" ai trasferimenti dei detenuti: il deputato Pili denuncia di nuovo

“Il rischio infiltrazioni mafiose in Sardegna è altissimo. La direzione distrettuale antimafia sta mettendo sotto torchio la Sassari Olbia con blitz ripetuti sui cantieri, controlli a persone, mezzi e imprese. Operazioni interforze con cantieri circondati e messi al setaccio in ogni singolo dettaglio. Il primo è avvenuto il dieci ottobre del 2013, il secondo a luglio 2014. La relazione semestrale della DDA riporta il primo blitz, con 22 persone controllate, 14 imprese e 27 mezzi sotto torchio. E ora che alti magistrati confermano il gravissimo rischio infiltrazioni mafiose occorre bloccare in tutti i modi lo scellerato piano di fare della Sardegna una cajenna mafiosa con l’arrivo dei più importanti capicosca. Il piano del Dap viene clamorosamente smentito nei suoi effetti da chi conosce bene la situazione. Affermare come hanno fatto i massimi dirigenti del Dap che non c’era nessun pericolo significava coprire la realtà e dichiarare il falso pur di andare avanti con il piano. Ora, dopo le dichiarazioni di un lato magistrato, il ministro della Giustizia deve imporre un stop immediato a quel piano”.

Lo ha chiesto con un’interrogazione urgente al Ministro della Giustizia il deputato di Unidos Mauro Pili allegando la relazione della DDA sulla Sassari- Olbia e le affermazioni rese ieri dal magistrato Claudio Lo Curto che ha parlato di rischio altissimo per le infiltrazioni mafiose in Sardegna. Domani Pili farà un sopralluogo nel nuovo carcere di Uta dove si annunciano lavori rilevanti sul piano sanitario per ospitare boss di primo livello in precarie condizioni di salute.

“I blitz sulla Sassari-Olbia, un cantiere da oltre un miliardo di euro, rischia – dice Pili - di essere il trampolino di lancio per la presenza della malavita organizzata in Sardegna  e non è un caso che la DDA nel giro di pochi mesi ha messo ferro e fuoco i cantieri con vere e proprie azioni militari per controllare ogni possibile legame con potenziali infiltrazioni mafiose o comunque di criminalità organizzata. La mia interrogazione di oltre un anno fa era l’avvisaglia di un pericolo che oggi viene confermato proprio dal massimo organismo dedito alla lotta alla mafia”.

“L’impatto di quel piano di trasferimenti nell’isola rischia di diventare devastante - ha detto Pili -. Se è vero che a settembre potrebbero arrivare i primi capi mafia bisogna far ripartire una mobilitazione senza precedenti per evitare che la Sardegna venga contaminata da questo cancro. È la conferma del disegno scellerato del ministero di portare i detenuti a rischio in Sardegna proprio perché è un’isola. Una strategia pianificata a tavolino per scaricare qui i detenuti più pericolosi. Continuare a sottovalutare questa situazione è da irresponsabili”.

“Il pericolo naturalmente non è tanto quello interno al carcere, piuttosto sono le infiltrazioni mafiose o camorristiche in un territorio ancora sano ma oggi piuttosto debole. Insomma, - ha detto Pili – il rischio è il movimento indotto intorno al carcere. Un po’ come in passato era avvenuto a Carbonia, nel Sulcis, dove erano stati confinati esponenti della criminalità organizzata con gravi ripercussioni sul fronte dell’ordine pubblico”.

“Il trasferimento dei detenuti più pericolosi negli istituti penitenziari sardi comporta problemi devastanti – aggiunge ancora Mauro Pili - prima di tutto c’è il grave pericolo legato alle infiltrazioni mafiose e camorristiche: la Sardegna finora è risultata estranea a fenomeni di questo tipo, ma il trasferimento di tali detenuti comporta un rischio altissimo come la possibilità che le stesse famiglie possano trasferirsi in Sardegna pur di stare a contatto diretto e costante con i propri congiunti detenuti. Per questo tutto ciò va fermato senza perdere altro tempo”.

sassarinotizie.com

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