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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/08/2014  -  stampato il 10/12/2016


Un polo interforze nella Scuola di Polizia Penitenziaria di Cairo Montenotte?

Un polo interfoze all’interno della Scuola di Polizia Penitenziaria di Cairo? Una proposta che era già circolata dieci anni fa, per poi cadere nel nulla. Del resto, lo stesso Michele Lorenzo, segretario regionale del Sappe, il maggiore sindacato di categoria, sottolinea: «Il Ministero deve chiarire se si intende investire perchè questa Scuola continui la sua preziosa funzione o, in caso contrario, se occorrerà aprirsi a sinergie e a nuovi utilizzi». E probabilmente questo sarà uno dei temi che toccherà il ministro Orlando atteso il 15 settembre a Cairo per i 60 anni della Scuola. 

Del tema si sta interessando anche il consigliere regionale Maurizio Torterolo: «Credo sia giusto affrontare la questione, partendo da un confronto innanzitutto con il Sappe e con il Comune di Cairo. L’esistenza della Scuola non è in discussione, ma parto da due presupposti: uno è la necessità di una nuova caserma per il Comando Compagnia Carabinieri, anche questo obiettivo che si insegue da tempo; l’altro è la razionalizzazione delle strutture che, pare, voglia operare il Ministero di Giustizia». 

E una disponibilità in tal senso arriva anche dal Sappe. Spiega Lorenzo: «Io stesso, intorno al 2005, avevo sostenuto la possibilità di insediare all’interno della struttura un Centro Interforze. Ma il vero punto è capire cosa intenda fare il Ministero di questa Scuola. Se, cioè, voglia ancora investire perchè prosegua nella formazione. In caso contrario, piuttosto che vedere una struttura di queste potenzialità sottoutilizzata, sarebbe opportuno verificare sinergie con altri corpi ed enti. Da parte nostra non c’è preclusione, tant’è che avevamo proposto anche di utilizzare la struttura come sede provvisoria del Tribunale di Savona», ma «la priorità, però, non è la Scuola, il vero problema da affrontare è il Sant’Agostino». 

La Scuola, che dipende dal Ministero della Giustizia, era nata nel 1921 come riformatorio; dal ’54 sono più di 30.000 gli operatori penitenziari che qui si sono formati o hanno frequentato corsi di aggiornamento. Si sviluppa in un’area di circa 86.000 mq; oltre ai locali destinati all’accoglienza del personale e alla ricreazione, ci sono aule, biblioteca, due palestre, un poligono di tiro, due campi da pallavolo e tennis, un campo sportivo in terra battuta e uno in erba, teatro e aula magna. 

La Stampa