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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/09/2014  -  stampato il 08/12/2016


Rimini, ancora un poliziotto penitenziario aggredito da un detenuto: il terzo in pochi giorni. La protesta del SAPPE

Alta tensione nel carcere di Rimini, dove questo pomeriggio un detenuto straniero ha dato in escandescenza e turbato l’ordine e la sicurezza della struttura penitenziaria aggredendo un poliziotto. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.
“Dopo gli eventi occorsi negli ultimi giorni di agosto all’interno della Casa Circondariale (due atti distinti di aggressione che hanno visto protagonisti alcuni detenuti contro altrettanti poliziotti) questo pomeriggio un detenuto di nazionalità tunisina ha colpito selvaggiamente aggredito un altro poliziotto mentre stava per entrare nel cortile per l’ora d’ario”, spiega il segretario generale del SAPPE Donato Capece. “Un atto gravissimo, sintomatico della tensione che si registra a Rimini per effetto dell’accorpamento dei posti di servizio dei poliziotti penitenziari e della scellerata vigilanza dinamica imposta dall’Amministrazione penitenziaria con la convinta adesione di qualche sindacato confederale, che però adesso sembra rendersi davvero conto – proprio a Rimini – dei pericoli che questa comporta per la tutela e la sicurezza dei nostri Agenti”.
Capece punta il dito proprio contro il sistema della “vigilanza dinamica” che è in atto nel carcere di Rimini: “In pratica, si vuole cercare di tenere tutta la giornata aperti i detenuti per farli rientrare nelle loro stanze solo per dormire, lasciando ad alcune telecamere (che a Rimini per buona parte non funzionano!) per il controllo della situazione. Il SAPPE si batte da tempo contro questo improvvido provvedimento – a Rimini esteso persino al Reparto dei detenuti “nuovi giunti”, spesso i più problematici – che si ritiene assolutamente destabilizzante per le carceri italiane, come per altro proprio i gravi fatti accaduti a Pesaro dimostrano. E’ infatti nostra opinione che, lasciando le sezioni detentive all’autogestione dei detenuti, si potrebbero ricostituire quei rapporti di gerarchia tra detenuti per cui i più potenti e forti potrebbero spadroneggiare sui più deboli. In secondo luogo, sempre a nostro avviso, si sta ignorando l’articolo 387 del codice penale per il quale potrebbe essere comunque l’agente, anche se esiliato davanti a un monitor, a rispondere penalmente di qualsiasi cosa accada nelle sezioni detentive. Ancora più grave potrebbe essere l’accentuarsi in maniera drammatica di episodi di violenza all’interno delle stanze ove i detenuti non sono controllabili”.
“Altro che vigilanza dinamica e autogestione delle carceri che sembra essere l’unica risposta sterile dei vertici del DAP all’emergenza penitenziaria” conclude Capece. “Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti, come avviene a Rimini, deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di Polizia Penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza”.
sassuolo2000