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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/09/2014  -  stampato il 07/12/2016


Gianni Tonelli SAP: "Caro Matteo, ti proteggo ma tu mi hai tradito"

Pubblichiamo la lettera che il segretario generale del Sap, Sindacato autonomo di polizia, ha scritto al premier Matteo Renzi.

 

Caro Presidente del Consiglio,

come poliziotto e come servitore dello Stato sento di essere stato tradito.

Ogni giorno e ogni notte poliziotti, carabinieri, penitenziari, forestali, vigili del fuoco e militari escono di casa per andare a lavorare e non sanno se potranno far ritorno dalle loro famiglie. La nostra è una professione difficile, non un semplice "lavoro", ma una vera e propria missione.

Pur con tutti i nostri limiti personali e umani, nonostante i tagli che la classe politica e di Governo non ci ha risparmiato negli ultimi dieci anni, noi garantiamo la sicurezza dei cittadini e della nazione. Assicuriamo anche la sua sicurezza, caro Presidente. E la garantiamo pure a tutti quei ministri che dovrebbero occuparsi dei nostri problemi e che invece, mi pare, sono spesso ben attenti a mantenere intatta la propria ben pagata poltrona.

Ho parlato più volte col ministro Alfano e ho sentito spesso le dichiarazioni anche della sua collega Pinotti. Da loro sono giunti sempre grandi apprezzamenti per il lavoro delle forze dell'ordine, grandi lodi per operazioni e arresti eccellenti, grandi promesse per evitare tagli al comparto sicurezza, fare una vera riforma del settore e dare un po' di sollievo a stipendi fermi da cinque anni. Tutte parole al vento, tutte belle intenzioni, tutte vane fole perché il blocco stipendiale 2015 colpirà in misura doppia le donne e gli uomini in divisa: il danno derivante dal combinato disposto blocco contrattuale / tetto salariale ammonta a 400 / 500 euro netti per un operatore con 20 anni di servizio e qualifica intermedia.

Caro Renzi, una cosa deve essere chiara: io comprendo bene l'esigenza riformista che sta muovendo la sua azione e debbo dire di aver anche apprezzato certe proposte per rilanciare l'economia del nostro Paese, per ridisegnare le istituzioni. Personalmente, non vengo dalla montagna con la piena e non sono uno di quei poliziotti - sindacalisti che chiede la Luna senza sapere come arrivarci.

Da mesi, attraverso chi nel suo partito si occupa di sicurezza, chiedo di essere ricevuto - e non ho mai avuto risposte! - per portare alla sua attenzione una semplice, ma innovativa proposta: riformiamolo insieme questo carrozzone con sette forze di polizia, cinque nazionali e due locali, più vigili del fuoco e guardia costiera. Riduciamo i corpi, gli apparati, i dipartimenti. Stronchiamo le burocrazie, le dirigenze, i vertici che guadagnano in un mese lo stipendio di 30 agenti. Tutto questo porterebbe risparmi strutturali da 2 a 4 miliardi annui. Più o meno le cifre che lei conta di incassare con questo ennesimo blocco stipendiale, esteso a tutto il pubblico impiego.

Mi sento tradito dal mio ministro e dal mio capo ai quali domando adesso, con coraggio, di unirsi ai loro poliziotti che chiedono solo dignità e rispetto oppure di dimettersi senza ulteriore indugio. Ma non posso, ad oggi, non sentirmi tradito anche da lei, stimatissimo Presidente del Consiglio, che ho sentito spesso parlare di scuola e insegnanti, poco o nulla di sicurezza e forze dell'ordine. Cambiamo verso anche in questo settore, abbia la bontà di ricevermi, assieme agli amici della Consulta Sicurezza, per parlare di cose serie e di riforme vere. Non se ne pentirà. Altrimenti, caro Renzi, lei sarà ricordato nei libri di storia come colui che, in un solo colpo, è riuscito a scontentare e soprattutto a deludere tutti i professionisti della sicurezza del nostro strano Paese, capace di preoccuparsi dei tanti migranti disperati che affollano le nostre coste e capace, allo stesso modo, di dimenticarsi in India due straordinari servitori di questa nazione.