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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/09/2014  -  stampato il 10/12/2016


LIs recluta militanti nel carcere di Padova

PADOVA. Il tam-tam che punta al reclutamento in massa degli jihadisti passa anche di cella in cella fra gli arabi in carcere? È più che un sospetto dopo la scoperta di ieri mattina nella casa circondariale due Palazzi di Padova, la struttura penitenziaria per i detenuti in attesa di giudizio. Nella cella di un detenuto trentacinquenne di origine marocchina, musulmano praticante, è stata sequestrata una foto con alcune scritte a mano in arabo (alcune copiate da pagine del Corano). Era appesa alla parete con altri poster: si tratta di un “fermo immagine” del video relativo all’uccisione del giornalista statunitense James Foley diffuso il 19 agosto scorso in rete, in primo piano il boia incappucciato con il macabro coltello in una mano, nell’altra il colletto della tuta arancione che indossava la vittima qualche istante prima della decapitazione. Inquietante il significato delle frasi che inneggiavano all’unico Dio implacabile contro gli infedeli e a concetti analoghi, un’apologia a 360 gradi nei confronti della “guerra santa, almeno stando alla prima e sommaria traduzione affidata a una persona di lingua araba dal personale del Due Palazzi.

Sulla vicenda il pubblico ministero padovano di turno, Sergio Dini, ha aperto un’inchiesta. La macabra fotografia è stata notata ieri, a metà mattina, durante il consueto controllo di routine messo a punto dagli agenti di Polizia Penitenziaria a sorpresa nelle diverse celle dove si trovano rinchiusi gli ospiti. Non è sfuggito quel “poster” con le frasi in arabo vergate a mano probabilmente dal detenuto, almeno in base alle prime indiscrezioni. Gli agenti si sono subito preoccupati di informare la direzione della struttura penitenziaria che ha ordinato una traduzione sommaria per comprendere il senso dello scritto. È stata informata senza indugio la procura che ha disposto il sequestro del foglio. Al momento non sono contestate ipotesi di reato e sarebbero state messe a punto verifiche sulla rete di rapporti del detenuto marocchino ancora in attesa di giudizio. Non è dato di sapere, sempre per ora, il motivo per cui il trentacinquenne si trovi rinchiuso nella casa circondariale: sembra che nella cella fosse da solo ma il particolare non è stato confermato.

A questo punto sorgono spontanei una serie di inquietanti interrogativi: la ricerca di “soldati” per rimpolpare le fila dei miliziani dell’Isis (lo Stato Islamico di Siria e Iraq) da spedire nella regione della “grande Mesopotamia”, com’è nei disegni del vertice del califfato, avviene pure tra gli arabi rinchiusi nelle carceri italiane? Per quali vie? E come è arrivata quella foto nelle mani del detenuto? È stato lui stesso a scaricarla da Internet, frequentando la biblioteca della casa circondariale, oppure l’ha ritagliata da qualche giornale o, ancora, gli è stata consegnata da qualcuno?

O forse è tutto più semplice: siamo solo di fronte a un detenuto che ha scaricato la propria rabbia e il proprio malessere mentale “scarabocchiando” sconcertanti frasi in arabo sulla foto dell’assassinio di Foley, nutrito da notizie di cronaca in grado di colpire l’immaginario collettivo e da sviluppi giudiziari “locali” come l’indagine veneziana sugli arruolamenti jihadisti nella nostra Regione?

Di certo entro oggi sarà pronta una traduzione più precisa di quei versetti sospetti e un dettagliato rapporto sul detenuto con simpatie jihadiste.

 

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