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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/09/2014  -  stampato il 18/11/2017


Detenuto in vigilanza dinamica, sega le sbarre e tenta la fuga: cade dal muro di cinta

Ha tentato di evadere dal carcere, segando le sbarre di una finestra dalla palazzina dedicata alle attività trattamentali, e, una volta salito sul tetto, si è lanciato disperatamente sul muro di cinta tentando di fuggire, rimanendo ferito. Protagonista, lunedì, un detenuto di nazionalità serbo, 32 anni, ristretto per diversi reati, con posizione giuridica appellante-imputato, con fine pena 2020, del carcere di Lodi, subito fermato dal Personale di Polizia Penitenziaria in servizio. “Sono stati momenti di grande tensione e la possibile evasione è stata sventata dall’ottimo intervento degli agenti di Polizia Penitenziaria”, spiega il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, Donato Capece. “Il detenuto aveva segato le sbarre della finestra con una lima, favorito anche dal fatto che la vigilanza dinamica introdotta nel carcere di Lodi attenua i controlli di sicurezza. I poliziotti l’hanno catturato ma certo l’episodio deve fare riflettere sull’efficacia di questa nuova forma di vigilanza che noi abbiamo sempre contestato”.

“Questo accade – continua Capece – dopo la segnalazione del SAPPE lo scorso 4 settembre, al Direttore di Lodi, che nel ritenere positivi diversi cambiamenti raggiunti, rispetto alla precedente gestione, aveva dato anche delle indicazioni ben precise in merito ai livelli di sicurezza dell’Istituto lodigiano. Non si dimentichi che a luglio, sempre a Lodi, i nostri poliziotti penitenziari, con grande professionalità, sagacia e attenzione, avevano scovato ben sei metri di lenzuola annodate (probabilmente da usarsi per una evasione) e da ultimo, pochi giorni fa, un telefono cellulare, sempre nella palazzina delle attività trattamentali”. Capece punta il dito proprio contro il sistema della “vigilanza dinamica” che è in atto nel carcere di Lodi: “In pratica, si vuole cercare di tenere tutta la giornata aperti i detenuti per farli rientrare nelle loro stanze solo per dormire, lasciando ad alcune telecamere il controllo della situazione”.

Il SAPPE si batte da tempo contro questo sistema definito dal sindacato “assolutamente destabilizzante per le carceri italiane, come per altro proprio i gravi fatti accaduti a Lodi dimostrano”: “E’ infatti nostra opinione – spiega Capece – che, lasciando le sezioni detentive all’autogestione dei detenuti, si potrebbero ricostituire quei rapporti di gerarchia tra detenuti per cui i più potenti e forti potrebbero spadroneggiare sui più deboli. In secondo luogo, sempre a nostro avviso, si sta ignorando l’articolo 387 del codice penale per il quale potrebbe essere comunque l’agente, anche se esiliato davanti a un monitor, a rispondere penalmente di qualsiasi cosa accada nelle sezioni detentive. Ancora più grave potrebbe essere l’accentuarsi in maniera drammatica di episodi di violenza all’interno delle stanze ove i detenuti non sono controllabili”.

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