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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/09/2014  -  stampato il 09/12/2016


Il DAP apre inchiesta sui presunti pestaggi nel carcere di Parma

"Sui fatti di Parma abbiamo aperto un'inchiesta interna, affidata a un nostro dirigente generale. Stiamo inviando nel carcere una visita ispettiva''. Lo dice all'Adnkronos Luigi Pagano, reggente del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, in merito a un servizio de 'l'Espresso', oggi in edicola, su presunte violenze nelle carceri di Parma. Nell'articolo, si riportano le parole di una guardia carceraria dello stesso penitenziario, registrata di nascosto da un detenuto, la quale confessava: "Ne ho picchiati tanti, non mi ricordo se in mezzo c'eri anche tu".

''Non interferiamo con il lavoro della magistratura -precisa Pagano- ribadendo la piena fiducia nell'operato degli inquirenti, offriamo la più ampia collaborazione perché si faccia luce su questa vicenda. E' altrettanto necessario che da parte nostra ci sia un esame delle dinamiche interne'', rimarca il reggente del Dap.

''Il nostro obiettivo è la trasparenza -scandisce Pagano- abbiamo tutto l'interesse a fare piena chiarezza, come abbiamo sempre fatto anche in altri casi, perché venga affermata sempre e comunque la legalità, a tutela di tutti, e vengano rispettati i diritti dei detenuti ma anche l'assoluta professionalità dei nostri agenti di Polizia Penitenziaria da cui vogliamo allontanare ogni minimo sospetto''.

In questo quadro di trasparenza, annuncia Pagano, ''la prossima settimana, il Dap pubblicherà un report su quanti interventi hanno fatto i baschi azzurri sventando tentativi di suicidi di detenuti, atti di autolesionismo''. ''E questo -conclude il reggente del Dap- oltre ai tanti compiti che gli agenti di Polizia Penitenziaria ogni giorno sono chiamati ad assolvere, con responsabilità''.

 

Sappe, bene inchiesta Dap

"Accogliamo con favore l'inchiesta interna disposta dal Dap nel carcere di Parma. La Polizia Penitenziaria non ha nulla da temere: ogni giorno i baschi azzurri salvano la vita a decine di detenuti pur lavorando in una situazione di carenza di organico e senza risorse finanziarie'', dice all'Adnkronos Donato Capece, leader del Sappe.

''E' strano, però, che fosse finito un registratore nelle mani di un detenuto -spiega Capece- considerati i controlli serrati che avvengono negli istituti di pena. Secondo le nostre ricostruzioni, inoltre, il fatto risalirebbe ad alcuni anni fa. Ho il sospetto che sia strumentale o usato ad arte per denigrare l'operato dei baschi azzurri''.

''E questo -fa notare il leader del Sappe- proprio nel momento in cui si sta definendo con esito positivo la vertenza per lo sblocco dei tetti salariali alle forze di polizia. Il carcere -conclude Capece- è, e deve essere, una casa trasparente, dove tutti possono vedere e non aver dubbi sull'operato della Polizia Penitenziaria''.

Adnkronos

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