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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/09/2014  -  stampato il 05/12/2016


Carcere duro: Cassazione annulla disposizione del Magistrato di Sorveglianza sui colloqui con figli minorenni

Non può essere aggirata in alcun modo la disposizione che prevede l’allontanamento dei familiari del minore durante l’incontro diretto tra il detenuto e il figlio senza vetro divisorio. Lo stabilisce la Cassazione con sentenza 28250/14. 

Il Magistrato di sorveglianza di Roma, con ordinanza, accoglieva il reclamo proposto dal detenuto sottoposto al regime differenziato di cui all’art. 41 bis O.P. e disponeva l’immediata disapplicazione delle circolari ministeriali vigenti in materia nella parte in cui prevedevano l’allontanamento dei familiari per la durata del colloquio fruito senza vetro divisorio dal detenuto con il figlio o il nipote minore di anni 12. 

Il giudice riteneva che l’esclusione della presenza della madre o di altre figure tutorie del minore nell’incontro diretto tra detenuto e figlio (o nipote) fosse una precauzione sproporzionata rispetto ai fini di prevenzione del regime speciale di detenzione, tenuto conto, anche, della integrale registrazione audio e video dei colloqui stessi. Avverso l’ordinanza proponeva ricorso per cassazione il Ministero della Giustizia chiedendone l’annullamento per violazione di legge. Il Ministero ricorrente lamentava l’inesistenza di un diritto soggettivo in capo al detenuto a che il colloquio con il figlio o il nipote minore degli anni 12 dovesse avvenire anche in presenza di familiari del minore, in quanto sussistevano esigenze di sicurezza, tesa ad impedire ogni tipo di contatto diretto tra il detenuto e i suoi familiari, contenute nell’art. 41 bis, comma 2-quater, lettera b), il quale dispone che i colloqui con i familiari avvengano in locali attrezzati in modo da impedire il passaggio di oggetti. 

La Corte E.D.U. ha ripetutamente affermato (sentenza Schiavone/Italia in data 13/11/07, ricorso n. 65039/01) che le restrizioni previste dall’art. 41 bis O.P. non violano l’art. 8 CEDU, il quale prevede che ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza e che non può aversi interferenza di un’autorità pubblica nell’esercizio di questo diritto a meno che questa ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura necessaria per la sicurezza nazionale, per la sicurezza pubblica, per la prevenzione dei reati e per la protezione dei diritti e delle libertà degli altri. 

Non può, quindi, dubitarsi che la predisposizione di un vetro divisorio tra detenuto e familiari, adottato per impedire che nel corso del colloquio vi possa essere un passaggio di oggetti, e la videoregistrazione del colloquio, per controllare il contenuto dello stesso, siano conformi al dettato dell’ast. 8 CEDU, poiché trattasi di precauzioni previste espressamente dalla legge al fine di salvaguardare la sicurezza pubblica e prevenire la commissione di reati. L’amministrazione penitenziaria, con apprezzabile apertura nei confronti delle esigenze dei minori, ha previsto che questi ultimi, in caso di stretto legame parentale con il detenuto, possano, negli ultimi 10 minuti del colloquio, avere un contatto diretto con costui, senza la barriera costituita dal vetro divisorio, mantenendo però la precauzione della registrazione del colloquio ed impedendo agli altri familiari di partecipare a quest’ultima parte del colloquio. 

Secondo quanto disposto nell’ordinanza impugnata, appare ingiustificato l’allontanamento dei congiunti per la durata del colloquio detenuto-minore senza vetro divisorio, in quanto il minore potrebbe subire traumi e disagio in un incontro con un genitore (o con un nonno) con il quale non ha un rapporto assiduo senza il sostegno e la presenza di altri familiari. La Corte di Cassazione ritiene, invece, che le esigenze del minore possano essere tutelate con una gradualità dei contatti con il proprio congiunto detenuto, ma ribadisce che mai per le esigenze del minore possono essere eliminate le esigenze di sicurezza previste dalla legge. Per questi motivi, la Corte di Cassazione dichiara l’ordinanza impugnata illegittima, perché contraria ad una precisa disposizione di legge, e l’annulla senza rinvio.

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