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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/09/2014  -  stampato il 04/12/2016


Cucchi, Inizia il processo d'appello: il Procuratore chiede la condanna dei Poliziotti penitenziari

Ribaltare la sentenza di primo grado e condannare tutti gli imputati del processo per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato per droga e deceduto una settimana dopo in ospedale.

Lo ha ha chiesto il Procuratore generale, MarioRemus, nel processo d’appello. In primo grado furono condannati solo 5 medici.

Si svolge davanti alla Prima Corte d’assise d’appello di Roma il processo di secondo grado per la morte del geometra romano arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e deceduto una settimana dopo all’ ospedale Sandro Pertini della capitale.

La richiesta del pg è arrivata a conclusione della sua requisitoria nel processo d’Appello davanti alla Prima Corte d’assise d’appello di Roma. In primo grado gli agenti e gli infermieri erano stati assolti dalla Terza Corte d’assise ed erano stati condannati solo i medici a pene comprese tra i 2 anni e 1 anno e 4 mesi. Per l’accusa Cucchi fu pestato nelle celle del palazzo di Giustizia poco prima dell’udienza di convalida del suo arresto, abbandonato da medici e infermieri che lo ebbero in cura nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini.

A presiedere il collegio c’è Mario Lucio D’Andria, con giudice a latere la consigliera Tiziana Gualtieri; per la definizione del giudizio saranno necessarie alcune udienze. Spetterà loro decidere la sorte processuale del primario del Pertini Aldo Fierro e dei medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite, Silvia Di Carlo (tutti condannati in primo grado per omicidio colposo) e Rosita Caponnetti (condannata per falso ideologico); nonchè degli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe (tutti assolti in primo grado) e degli agenti della Penitenziaria, Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici (anche loro assolti in primo grado).

La vicenda ha registrato una novità importante: la famiglia Cucchi, infatti, si è accordata con l’ospedale per un risarcimento di un milione e 340mila euro. Cosa, questa, che nel processo di secondo grado porterà come conseguenza il fatto che la famiglia (padre, madre, sorella e nipoti di Stefano) non sarà presente come parte civile nei confronti di medici e infermieri. Resta, però, la costituzione nei confronti degli agenti della penitenziaria assolti in primo grado.

Per i giudici di primo grado, Stefano morì di malnutrizione e l’attività dei medici fu segnata «da trascuratezza e sciatteria»; non condivise poi le argomentazioni secondo le quali il decesso si sarebbe verificato per le lesioni vertebrali.

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