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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/09/2014  -  stampato il 08/12/2016


Sappe: ci opporremo a chi vuole spazzare via la Polizia Penitenziaria senza un confronto

“Ogni ipotesi sul futuro operativo del Corpo di Polizia Penitenziaria nell’ambito di una più generale riorganizzazione del Ministero della Giustizia e dell’amministrazione penitenziaria non può prescindere da un confronto con chi rappresenta proprio coloro che, ogni giorno, svolgono questa dura e difficile professione. Il Corpo di Polizia Penitenziaria è e merita di essere considerato oggi un presidio di legalità, al servizio della giustizia penale nel suo complesso e non solo del carcere: e da questo importante assunto non si può assolutamente prescindere”.

Lo dichiara Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, commentando quanto pubblicato dal settimanale L’Espresso oggi in edicola in un articolo di Lirio Abbate.

“Non pensino sia così facile “spazzare via la Polizia Penitenziaria”, come scrive L’Espresso. Noi ne difendiamo e rivendichiamo le origini storiche, l’identità, le professionalità e competenze.”, aggiunge Capece.  “Sono le donne e gli uomini con il Basco Azzurro del Corpo, ogni giorno nella prima linea delle carceri, che hanno permesso di superare la realtà di degrado civile e di sofferenza umana riscontrabile negli istituti penitenziari.

E anche per questo, il SAPPE difenderà in ogni sede il patrimonio istituzionale e morale della Polizia Penitenziaria. Siamo disponibili al confronto su una nuova organizzazione operativa. Ma non si dimentichino le parole dette dal Capo dello Stato (e dai suoi predecessori) in merito alla professionalità del nostro di Corpo di Polizia, da ultimo nel corso dell’Annuale del Corpo di quest’anno: “la presenza vigile e la non comune professionalità del Corpo di Polizia Penitenziaria hanno consentito di mantenere l'ordine e la sicurezza negli Istituti nonostante la critica, intollerabile situazione di sovraffollamento - cui è urgente porre adeguato rimedio - e hanno contestualmente assecondato il percorso di rieducazione dei detenuti, contribuendo all'adempimento di precisi obblighi di natura costituzionale”.

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