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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/09/2014  -  stampato il 03/12/2016


Detenuti incendiano cella ad Ivrea: Agente ferito

"Sabato sera, tre detenuti italiani nel carcere di Ivrea hanno dato fuoco alla loro cella. Poteva essere una tragedia, sventata dal tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari in servizio, uno dei quali - nella concitazione del momento - si è fratturato un piede con una prognosi di 25 giorni. Bravi i poliziotti penitenziari di servizio a intervenire tempestivamente, con professionalità, capacità e competenza".

Lo spiega in una nota Donato Capece, segretario generale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, il primo e più rappresentativo della Categoria. "La situazione, a Ivrea e nelle carceri italiane, resta grave e questo determina difficili, pericolose e stressanti condizioni di lavoro per gli Agenti di Polizia Penitenziaria", prosegue il sindacalista dei Baschi Azzurri. "E sebbene l'Italia risulti di fatto inadempiente rispetto alla Sentenza Torreggiani della Corte europea per i diritti dell'uomo, il rinvio al giugno 2015 per un'ulteriore valutazione sull'attuazione delle misure decise dal governo per affrontare il problema del sovraffollamento segna il fallimento delle politiche penitenziarie adottate dal Dap, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Perché se il numero dei detenuti è calato, questo è la conseguenza del varo - da parte del Parlamento - di 4 leggi svuota carcere in poco tempo".

"Il Dap non ha migliorato le condizioni di vivibilità nelle celle - prosegue il sindacalista - perché ad esempio il numero dei detenuti che lavorano è irrisorio rispetto ai presenti. Occorre dunque rivedere il sistema dell'esecuzione penale il prima possibile, altro che vigilanza dinamica nelle galere. E allora serve una nuova guida all'Amministrazione Penitenziaria, da mesi senza un Capo Dipartimento, capace di introdurre vere riforme all'interno del sistema a partire dal rendere obbligatorio il lavoro in carcere".

"Nei 206 penitenziari del Paese il sovraffollamento resta insignificativamente alto rispetto ai posti letto reali, quelli davvero disponibili, non quelli che teoricamente si potrebbero rendere disponibili. Un problema è la mancanza di lavoro, che fa stare nell'apatia i detenuti - prosegue Capece. Ma va evidenziato anche che l'organico di Polizia Penitenziaria è sotto di 7mila unità, che non è pensabile chiudere strutture importanti di raccordo tra carcere, istituzioni e territorio come i Provveditorati Regionali dell'Amministrazione Penitenziaria a meno che non si voglia paralizzare il sistema, che il carcere non può continuare con l'esclusiva concezione custodiale che lo ha caratterizzato fino ad oggi", conclude il segretario del Sappe.

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