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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/10/2014  -  stampato il 09/12/2016


Sappe: con vigilanza dinamica sono aumentate le aggressioni ai Poliziotti penitenziari

La drammatica situazione nelle carceri non è dovuta solo al sovraffollamento, ma anche ad alcune scelte dell’amministrazione penitenziaria e a provvedimenti necessari ma mai approvati che hanno avuto gravi ricadute anche sugli agenti. Ce lo spiega Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria.

Perché il calo dei reclusi non è stata una boccata d’ossigeno per voi agenti?

«Perché da un anno a questa parte, il Dap ha dato il via alla “vigilanza dinamica”. Tutti i detenuti, tranne quelli al 41bis, sono liberi di uscire dalle celle e stare nei corridoi. La Polizia Penitenziaria sosta al piano terra, di tanto in tanto sale per un controllo, andando incontro ad aggressione certa».

Le aggressioni sono aumentate nell’ultimo anno?

«Almeno del 70%. Non solo: l’apertura delle celle ha reso più facili i suicidi».

Che nel 2014 sono diminuiti.

«Solo perché ci sono circa 12mila detenuti in meno rispetto agli anni precedenti».

Sono diminuiti anche quelli fra gli agenti?

«No, sono aumentati. Nel 2014 in dieci si sono tolti la vita, l’anno scorso in otto. Se a una situazione familiare difficile si sommano ore di lavoro che mettono a dura prova psicologica, queste sono le conseguenze».

Dunque i progressi dei provvedimenti svuota-carceri sono stati resi vani dalla “vigilanza dinamica”?

«È così. Grazie al ministro Cancellieri che è intervenuta sulla custodia cautelare, e ai magistrati che prevedono sempre di più misure alternative, la situazione era migliorata. Il fenomeno delle “porte girevoli”, ad esempio, cioè dei reclusi che restavano in carcere solo uno o due giorni, si è drasticamente ridotto. Nel 2014 sono stati circa 5mila, a fronte dei 20mila degli anni precedenti. Ma la “vigilanza dinamica” ha nuovamente peggiorato la situazione. Quel provvedimento va ritirato».

In che modo rendere umana la condizione nelle carceri?

«Prevedendo misure alternative per almeno 22mila reclusi che potrebbero esservi destinati. Si sommerebbero ai 100mila che già stanno fuori dalle carceri».

Magari usando il braccialetto elettronico.

«Già, peccato che dei 100mila detenuti “gestiti” fuori dai penitenziari, ce l’abbiano solo 2500».

Il Tempo