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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/10/2014  -  stampato il 04/12/2016


Poliziotti Penitenziari assolti in appello processo Cucchi, Sappe: Penitenziaria non ha nulla da nascondere

"Il processo d’appello per la morte di Stefano Cucchi ha confermato l’assoluzione per i poliziotti penitenziari coinvolti loro malgrado nella triste vicenda. Avevamo ragione quando, in assoluta solitudine, sostenemmo di non si dovevano trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. Abbiamo avuto ragione nel confidare nella Magistratura perché la Polizia Penitenziaria non aveva e non ha nulla da nascondere”.

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, commentando la decisione della prima corte d’assise d’appello di Roma sulla morte di Stefano Cucchi.

“L’impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una “casa di vetro”, cioè un luogo trasparente dove la società civile può e deve vederci “chiaro”, perché nulla abbiamo da nascondere ed anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale – ma ancora sconosciuto - lavoro svolto quotidianamente – con professionalità, abnegazione e umanità - dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria”, prosegue Capece. “Tanto per dire, negli ultimi vent'anni anni, dal 1992 al 2012, abbiamo salvato la vita, in tutta Italia, ad oltre 17.000 detenuti che hanno tentato il suicidio ed ai quasi 119mila che hanno posto in essere atti di autolesionismo, molti deturpandosi anche violentemente il proprio corpo”, conclude Capece.

Il SAPPE ricorda che già nel dicembre 2009, “la rigorosa inchiesta amministrativa disposta dall’allora Capo del dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Franco Ionta sul decesso di Stefano Cucchi escluse responsabilità, da parte del personale di Polizia Penitenziaria, in particolare di quello che opera nelle celle detentive del palazzo di Giustizia a Roma”. E rivolge un pensiero di vicinanza e solidarietà ai tre poliziotti penitenziari rimasti coinvolti nella vicenda: “sono stati linciati moralmente da quanti erano convinti di avere la verità in tasca, senza però alcuno straccio di prova: oggi la Prima corte di assise di appello di Roma rende lor giustizia”.

Sappe Informa

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