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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/11/2014  -  stampato il 28/02/2017


Alcune testimonianze prima che Cucchi venisse preso in custodia dalla Polizia Penitenziaria

Quando la mattina del 16 ottobre 2009 Stefano Cucchi fu prelevato dalla Stazione dei carabinieri di Tor Sapienza per essere portato in tribunale per la convalida del suo arresto«notai aveva il viso gonfio e macchie sotto gli occhi. Gli domandai come mai e mi rispose che lo avevano menato suoi amici». Lo ha detto il carabiniere Pietro Schirone,sentito come testimone al processo per la morte del giovane romano. «Non credo sia stato pestato – ha aggiunto il militare – ma qualche schiaffo si. Certo è che il collega piantone mi disse che la notte Cucchi aveva dato fastidio perchè aveva sbattuto la testa contro il muro della cella, che avevano chiamato l’ambulanza e che lui non si era fatto refertare». Schirone ricorda Cucchi «zoppicante, ma non si lamentava. Mi disse che soffriva di epilessia. Credo che un mio collega gli diede una mano per salire le scale che dalle celle della stazione dei carabinieri portano all’uscita». Visione parzialmente diversa, quella del maresciallo Danilo Spinoso, sottufficiale dei carabinieri che vide Cucchi la mattina dopo in tribunale prima e dopo l’udienza di convalida dell’arresto. «Si vedeva che soffriva di anoressia, ricordo benissimo la sua magrezza – ha detto – ma non lasciava trasparire alcuna sofferenza». Indicazioni diverse dal collega con riferimento ai tratti somatici e all’incedere di Cucchi. Per Spinoso «aveva un leggero rossore intorno agli occhi e camminava regolarmente».

È uno Stefano Cucchi affannato e sofferente quello che si sente nella registrazione audio dell’udienza di convalida del suo arresto per droga, il 16 ottobre 2009, una settimana prima della sua morte all’ospedale ‘Sandro Pertini’ di Roma. Oggi, quelle parole sono state ascoltate in aula nel processo in corso davanti alla III Corte d’assise. L’inizio della registrazione è dettato dalle scuse di Cucchi davanti al gip seguito dalla frase «Non riesco a parlare bene». Subito dopo, le precisazioni: «Ho altri precedenti penali, però non per droga. Per prima cosa voglio dire che sono tossicodipendente. Compro il metadone, ma non vado al Sert perchè ho avuto discussioni con alcune persone e nun ce posso andà. Soffro di epilessia, celiachia e anemia». E quindi le dichiarazioni finali: «Mi dichiaro innocente – disse Cucchi – per quanto riguarda lo spaccio; mi dichiaro colpevole per quanto riguarda la detenzione».

«Trovai Stefano Cucchi disteso sul letto rivolto verso il muro e coperto fino alla testa. Mi disse: Non ho nessun tipo di problema, non ho bisogno del 118». È il racconto di un infermiere del 118 intervenuto il 16 ottobre 2009 nella caserma dei carabinieri di Tor Sapienza dove Stefano Cucchi, il giovane arrestato per droga durante quella notte e morto una settimana dopo in ospedale, era stato portato in attesa dell’udienza di convalida.L’ambulanza era stata chiamata proprio dai carabinieri perchè il giovane aveva accusato un malore. L’infermiere Francesco Ponzo è stato chiamato a testimoniare nel processo davanti alla III Corte d’assise della capitale. «Inizialmente riuscii a prendergli il battito e la pressione – racconta – erano normali. Quando tirai giù la coperta che lo copriva riuscii a guardarlo 3 o 4 secondi in faccia. Vidi sotto i suoi occhi un arrossamento. Gli dissi ‘Vieni con me, andiamo in ospedale, se vuoi parliamo’, ma lui rispose che non ne aveva bisogno. Per la mia insistenza, lui si irritò. Alla fine, andammo via». Sentiti oggi in aula anche il barelliere e l’autista dell’ambulanza.

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