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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/11/2014  -  stampato il 11/12/2016


Arrestati i familiari del "bullo" del carcere di Trani: estorsioni ai danni degli altri detenuti

Incredibile estorsione quella scoperta dai Carabinieri della Compagnia di Molfetta che hanno arrestato la moglie e la sorella di un boss di San Severo, detenuto presso il carcere di Trani. A portare alla luce la vicenda la denuncia della figlia di un 60enne, compagno di cella del boss, minacciato di morte qualora non avesse fatto consegnare alle donne 2.500 euro. Alla consegna, però, fissata al casello autostradale di Molfetta, si sono presentati i carabinieri che hanno arrestato le due donne con l’accusa di estorsione. Entrambe sono state messe a disposizione della Procura della Repubblica di Trani presso la locale casa circondariale. Il boss dovrà rispondere dell’accusa di essere il mandante dell’estorsione.

“Se non pago mi ammazza in carcere”

Secondo quanto ci viene riferito dai carabinieri del comando di Molfetta, il soggetto è Giuseppe Iacobazzi, classe ’79, già conosciuto all’interno del carcere perché “incompatibile” con altre persone: non riuscirebbe a convivere con nessun altro. Tutto è partito dalla denuncia della figlia della vittima, che ha segnalato le modalità di consegna e l’orario, dettagli che erano stati fissati durante il colloquio settimanale. Secondo la ricostruzione del 60enne, la richiesta della “tangente” sarebbe scaturita dalla necessità di recuperare le somme necessarie per pagare l’avvocato del presunto mandante. “Se non gli do i soldi – avrebbe detto la vittima alla figlia – mi fa fuori all’interno del carcere”. Lui è in carcere per reati gravi, l’altro, la vittima, per atti persecutori. Secondo le prime ricostruzioni, effettuate anche di concerto con la Polizia Penitenziaria, potrebbe esser stata creata all’interno della casa circondariale una organizzazione verticistica che si occupa anche di queste faccende, con tanto di “capi” e “bracci operativi”. 

Il “bullo” che arriva dal Far West di San Severo

Per gli inquirenti Iacobazzi sarebbe il “bullo” del carcere di Trani. Dove c’è lui, gli altri soccombono. Per questo è un “incompatibile”. A febbraio scorso, in pieno centro a San Severo, ha sparato 6 colpi di pistola calibro 6.35 contro il rivale (Giacomo Perrone) rischiando di colpire commercianti e passanti. Ad immortalarlo, le telecamere del servizio di videosorveglianza della città. I carabinieri lo hanno arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Stessa sorte per Daniela Seccia, la moglie, secondo gli inquirenti responsabile di aver accompagnato il marito sul luogo dell’agguato, aiutandolo a fuggire dopo il ferimento. L’episodio di cronaca rientra nell’atavica diatriba tra le due famiglie per via del controllo degli alloggi popolari di via Mario Carli, da tempo definiti “Condominio Far West”. Nessuno, in quella circostanza, testimoniò. Ad essere determinanti furono le immagini delle telecamere.

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