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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/11/2014  -  stampato il 07/12/2016


Uccise un Carabiniere durante traduzione e dopo 25 anni di carcere torna alle rapine con fucili a pompa e kalashnikov

Dopo 25 anni di galera, più di due abbonati per «buona condotta», Giovanni Misso era tornato in libertà, nonostante avesse ammazzato un carabiniere.

Ma appena fuori, la condotta tornò immediatamente «cattiva» infilando una serie di rapine, ultima delle quali a Pescara per la quale era attivamente ricercato. La sua corsa è finita l'altro giorno a Caronno Pertusella, dove i carabinieri l'hanno bloccato, armato fino ai denti, mentre progettava nuovi assalti.

Misso, 60 anni, è un delinquente genovese, balzato agli onori della cronaca quando nel 1979 assaltò la scorta che seguiva la traduzione di un detenuto. Nella sparatoria che seguì il tentativo di evasione, venne ucciso un militare. Il pregiudicato venne arrestato e condannato all'ergastolo e rimase in carcere fino al 1990 quando ottenne i primi permessi premi. Fino a quando nel 1993 visto «l'ottimo comportamento «del soggetto che da anni ha aderito attivamente al trattamento penitenziario» i magistrati «scontati» due anni hanno ritenuto fosse il momento di rimetterlo in libertà.

E una volta fuori ha ripreso a commettere rapine, l'ultima a un portavalori a Pescara, sfuggendo per miracolo alla cattura. Le indagini dei carabinieri hanno permesso di individuarlo a Caronno, in compagnia di un pregiudicato, Davide Gallullo, 20 anni, e due incensurati: Damiano Chiaro, 24 anni, e Luciano Zaccagnino, 44 anni, proprietario del capannone dove l'uomo aveva trovato rifugio. L'altro giorno la trappola: 20 carabinieri armati fino ai denti, caschi e giubbetti antiproiettile e mezzi blindati, hanno bloccato i primi tre con un fucile a pompa, un kalashnikov, quattro pistole, taniche di benzina e inneschi. Il necessario per compiere nuovi assalti.

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