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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/11/2014  -  stampato il 03/12/2016


Interrogazione parlamentare: giusto intitolare una strada di Roma a Stefano Cucchi?

A distanza di settimane dalla sentenza d’assoluzione decisa dai giudici della Corte d’assise d’appello di Roma, non accennano a placarsi le polemiche sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di poco più di trenta anni morto mentre era sotto custodia della Stato.

Dopo prese di posizione, sit in e fiaccolate per tenere alta l’attenzione (attenzione sottolineata dallo stesso Procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone che, storia di una manciata di giorni fa, aveva assicurato alla famiglia della vittima una nuova e più attenta lettura dei faldoni del processo) ora arriva anche un’interrogazione parlamentare (che vede come primo firmatario l’ex ministro Carlo Giovanardi) sulla necessità di intitolare una piazza della Capitale alla memoria dello stesso Cucchi. Un’iniziativa caldeggiata a caldo da Ignazio Marino che aveva fatto insorgere i familiari delle vittime del dovere (poliziotti e carabinieri) che da anni aspettano di veder intitolata una piazza o una via al proprio familiare ucciso nell’adempimento del proprio dovere.

L’interrogazione è rivolta al titolare del ministero della giustizia Orlando che, recita l’atto firmato da numerosi altri parlamentari nell’orbita del centro destra, aveva dichiarato nelle ore successive alla sentenza che aveva mandato assolti tutti gli imputati per insufficienza di prove «è una ferita da risarcire. Il mio compito ulteriore specifico è di fare in modo che la giurisdizione consenta di risarcire o comunque superare questa ferita e contemporaneamente di riflettere su una vicenda come questa perché i meccanismi che l'hanno prodotta non si ripetano».

Quello che proprio non va giù ai sottoscrittori della interrogazione è il fatto che Ignazio Marino, ora sindaco della Capitale ma all’epoca della morte di Cucchi – nella scorsa legislatura – a capo della commissione parlamentare che esaminò il caso del geometra tossicodipendente morto mentre era sotto custodia, firmò l’atto secondo cui lo stesso Cucchi era morto a causa «dell'istaurarsi di una sindrome metabolica iperosmolare di natura prerenale dovuta ad una grave condizione di disidratazione».

«In particolare, secondo i consulenti, il decesso – scrivono ancora gli interpellanti – si deve allo squilibrio metabolico e soprattutto idrolettrolitico conseguente dalla mancata assunzione di cibo e di liquidi in modo regolare e sufficiente. All' analisi medico legale il paziente risulta portatore di due patologie: la sindrome traumatica e la sindrome metabolica. Non vi è alcuna relazione eziopatogenetica che colleghi il trauma alla sindrome metabolica». I consulenti tecnici - insiste Giovanardi - ritengono si possa escludere, senza incertezza, che il decesso si debba alla conseguenze del trauma subito» concludono i parlamentari che affondano sulla opportunità di intitolare una piazza ad un giovane morto mentre era in carcere (dove perse oltre 10 chili del peso corporeo in pochi giorni) quando «per legge può essere concessa, se non sono trascorsi almeno 10 anni dalla morte, a chi merita il titolo di benemerito della nazione».

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