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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/11/2014  -  stampato il 03/12/2016


Rissa tra detenuti italiani e stranieri a Siracusa: tutti in vigilanza dinamica

«Forse il pretesto del furioso pestaggio tra detenuti avvenuto ieri nella sala socialità del carcere di Siracusa, nella sezione in cui è in atto la vigilanza dinamica dei ristretti, è tra i più futili, ossia l’incapacità di convivere– seppur tra le sbarre – con culture diverse. O forse le ragioni sono da ricercare in screzi di vita penitenziaria o in sgarbi avvenuti fuori dal carcere. Fatto sta che ieri pomeriggio nel carcere di Siracusa dieci detenuti, catanesi e siciliani da una parte ed extracomunitari dall’altra, se le sono date di santa ragione, tanto che uno dei ristretti è stato portato in ospedale e gli altri sono ricorsi tutti alle cure del medico di turno. E se non fosse stato per il tempestivo interno dei poliziotti penitenziari le conseguenze della rissa potevano essere peggiori».

Il SAPPE punta il dito anche contro il sistema della “vigilanza dinamica” e del regime penitenziario "aperto" che è in atto nel carcere di Siracusa: «Altro che vigilanza dinamica, autogestione delle carceri o sottoscrizione di ridicoli "patti di responsabilità" da parte dei detenuti che sembrano essere l’unica risposta sterile dei vertici del DAP all’emergenza penitenziaria e che rispondono alla solita logica "discendente" che "scarica" sui livelli più bassi di governance tutte le responsabilità. Non a caso il SAPPE da subito propose che i vari progetti sui circuiti penitenziari venissero ratificati dai vertici del Dap, dal direttore del carcere e dalla competente magistratura di sorveglianza mediante l’’apposizione in calce delle rispettive firme, che diano vita, questo sì, a un "patto di responsabilità", o meglio di corresponsabilità davanti a ogni autorità giudiziaria, tra il livello di amministrazione centrale, regionale e periferico».

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