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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/11/2014  -  stampato il 04/12/2016


False perizie mediche per uscire dal carcere: boss Setola aiutato da un cappellano del carcere

Fu un prete, cappellano in un penitenziario, a mettere in contatto il killer dell'ala stragista dei Casalesi Giuseppe Setola con l'oculista di Pavia Aldo Fronterrè, imputato al tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) insieme al camorrista con l'accusa di aver firmato numerose perizie mediche, "false" secondo la DDA di Napoli, in base alle quali, nel 2008, il boss fu inviato ai domiciliari alla clinica Maugeri e poi evase dando inizio alla stagione del terrore nel Casertano. A rivelare l'inedita circostanza durante l'udienza tenutasi questa mattina è la segretaria del professionista lombardo Sonia Sacchi, sentita come testimone.

"Verso la fine di luglio del 2007 - racconta - ricevetti nello studio di Pavia la telefonata del cappellano di un carcere, il quale mi ricordò che Fronterrè aveva già operato un altro detenuto con ottimi risultati, si riferiva a Enrico Martinelli (boss dei Casalesi al 41bis), e che avrebbe dovuto prendere in cura anche Giuseppe Setola". In quel periodo Setola era rinchiuso nel carcere di Cuneo. La Sacchi, rispondendo alle domande del pm della DDA Giovanni Conzo, spiega che "su Setola non è mai esistita nè un'apposita cartellina con tutta la documentazione cartacea come per gli altri pazienti né una documentazione virtuale nonostante tutte le informazioni dei pazienti fossero state trasferite su supporti come le pen-drive". "Perché?" chiede il magistrato inquirente.

"Perché Setola non è mai venuto in studio a farsi visitare" è la motivazione fornita dalla Sacchi. In numerosi accessi presso l'ufficio dell'oculista, la DDA ha però sequestrato documentazione relativa al killer, sebbene si trattasse di appunti con numerose cancellature comunque non sistemati in modo ordinato. "Il professor Fronterrè le hai mai chiesto di far sparire pen-drive?" domanda Conzo. "Sì, quando la Guardia di Finanza nel 2009 fece una perquisizione allo studio, ma non fu necessario farle sparire perché gli investigatori non me le chiesero". Il legale del professionista, Pasquale Coppola, ha poi depositato le fatture rilasciate dalla segretaria per le visite e gli esami fatti da Fronterrè a Setola. Erano intestate a Renato Baldascino, cognato del boss. L'altro teste sentito in udienza, l'oculista milanese Demetrio Spinelli, ex consulente della DDA, ha poi confermato l'esistenza dei problemi alla vista di Setola.

"Dalla visita del maggio 2011 emerse che l'occhio sinistro di Setola era in gravi condizioni essendo affetto da un foro maculare al quarto stato mentre all'occhio destro fu accertata l'esistenza di una 'maculopatia tipo cellophane', ovvero una patologia allo stadio iniziale che se non curata avrebbe portato il paziente alla cecità". Setola in una nota foto inviata ai mass media prima di evadere nel 2008 si era presentato con una benda all'occhio sinistro sebbene di recente avesse affermato di vederci benissimo. Si tornerà in aula il 2 febbraio prossimo per la deposizione di altri consulenti della Procura, tra cui l'oculista Mario Stirpe.

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