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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/11/2014  -  stampato il 05/12/2016


Convegno PD sul carcere senza la Polizia Penitenziaria, Sappe: “Surreale”

Ogni due giorni nelle carceri umbre un detenuto si lesiona il corpo ingerendo chiodi, pile, lamette, o procurandosi tagli sul corpo. E, ogni tre settimane, un ristretto dell’Umbria tenta il suicidio, salvato in tempo dal tempestivo intervento delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria. E’ la denuncia del SAPPE, primo e più rappresentativo Sindacato dei Baschi Azzurri, che contesta il mancato invito e quindi la partecipazione al convegno perugino dei parlamentari del PD “Carcere, una pena civile in un sistema giusto ed efficiente” organizzato proprio dai deputati democratici”.

Denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: “A quel convegno c’erano tutti, ma non noi – primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria – che rappresentiamo coloro che, ogni ora del giorno, vivono il carcere nella prima linea delle sezioni detentive, ossia i poliziotti penitenziari. Una scelta discutibile, questa degli organizzatori, che forse avevano paura di sentire parole scomode ma reali sulla situazione penitenziaria. Meglio scegliere relatori che il carcere lo sfiorano accidentalmente, non quelli che ci stanno giorno e notte, che ci lavorano anche quando altri dormono nel comodo letto di casa e neppure sanno cosa vuol dire intervenire a salvare la vita a un detenuto che si è appeso alle grate della finestra della cella con un lenzuolo o che si è tagliato le vene, intervenire in una rissa tra coinquilini della stessa cella o a confortare il ristretto depresso…”.

“Forse l’uditorio si sarebbe spaventato a sentire le cifre degli eventi critici nelle carceri umbre”, prosegue. “Emergenza superata? Dal 1 gennaio al 30 giugno 2014, nelle carceri dell’Umbria, si sono contati 72 atti di autolesionismo, 10 tentati suicidi, 31 colluttazioni e 15 ferimenti. E sono stati ben 2.354 i detenuti che hanno dato vita – in soli sei mesi! – a manifestazioni di protesta per l’indulto, l’amnistia e migliori condizioni detentive nelle carceri umbre”.

Capece aggiunge che “a Spoleto, Perugia e Terni c’è statoil maggior numero di episodi di autolesionismo (quando un detenuto si lesiona il corpo ingerendo chiodi, pile, lamette, o procurandosi tagli sul corpo): 22 in ogni istituto, cui si devono aggiungere anche i 6 di Orvieto. E’ a Terni che ci sono stati più tentati suicidi sventati dai poliziotti, 4, seguita da Spoleto, 3, Perugia, 2, e Orvieto, 1. Le colluttazioni sono state 12 a Perugia, 8 a Terni, 6 a Spoleto e 5 a Orvieto. 8 i ferimenti a Terni e 7 quelli a Perugia. La situazione nelle carceri resta dunque sempre allarmante. E in un anno il numero dei detenuti in Umbria è stato di neppure 150: dai 1.611 del 31 ottobre 2013 si è infatti passati agli attuali 1.443”.

“Al Convegno di Perugia del PD sul carcere, dove non siamo stati invitati, avremmo detto e fatto sapere che, per fortuna delle Istituzioni, gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio nelle carceri dell’Umbria e dell’intero Paese con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici”, aggiunge il leader del SAPPE. “Ma avremmo anche detto che è sbagliato che lo Stato tagli le risorse a favore della sicurezza e della Polizia Penitenziaria in particolare e poi preveda (lo dice una legge voluta dal Governo in carica) un indennizzo economico giornaliero per gli assassini, i ladri, i rapinatori, gli stupratori, i delinquenti che sono stati in celle sovraffollate! A noi poliziotti non pagano da anni gli avanzamenti di carriera, le indennità, addirittura ci fanno pagare l’affitto per l’uso delle stanze in caserma e poi si stanziano soldi per chi le leggi ha infranto e le infrange

E sul calo delle presenze di carcere, il SAPPE precisa: “Se il numero dei detenuti è calato, questo è la conseguenza del varo – da parte del Parlamento – di 4 leggi svuota carcere in poco tempo. Ma l’Amministrazione Penitenziaria non ha migliorato le condizioni di vivibilità nelle celle, perché ad esempio il numero dei detenuti che lavorano è irrisorio rispetto ai presenti. Occorre dunque rivedere il sistema dell’esecuzione penale il prima possibile, altro che vigilanza dinamica nelle galere e autogestione dei reparti detentivi. Serve una nuova guida all’Amministrazione Penitenziaria, da mesi senza un Capo Dipartimento, capace di introdurre vere riforme all’interno del sistema a cominciare dal rendere obbligatorio il lavoro in carcere. Ma devono assumersi provvedimenti concreti: non si può lasciare solamente al sacrificio e alla professionalità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria la gestione quotidiana delle costanti criticità delle carceri umbre e del Paese tutto. Poliziotti che neppure vengono inviatati ai Convegni dove si parla del loro lavoro… ”.

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